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Esistono strade dirette per congiungere due località, esistono anche strade alternative se non si ha molta fretta che seguono la stessa direttrice ma allungandosi per soddisfazioni maggiori, esistono poi percorsi completamente diversi che uniscono i due punti percorrendo contesti interessanti anche dal punto di vista turistico senza però tenere in nessun conto la variabile temporale, e' quindi per poter conciliare esigenze personali con la voglia di percorrere strade paesaggistiche che nell'intento di raggiungere Firenze nella tarda serata mi dirigo nella direzione opposta, convinto da un paesaggio di verde dominante, pievi e Castelli disseminati sulla pendici dei monti che cingono la valle, e un contesto culturale unico: irrimediabilmente attratto dalle Suggestioni Casentine. E' compito della Setteponti condurmi fino alla partenza della tortuosa e divertente strada che conduce attraverso il passo della Crocina fino a Rassina e quindi nel Casentino, ma anche in questo caso non sarà la direttrice classica a condurmi oltre la catena del Pratomagno, poco prima del valico una deviazione sulla sinistra mi permette di raggiungere Talla percorrendo una strada diversa completamente immersa nel verde delle foreste del massiccio e che dal punto di valico mi permetterà di ammirare gli intensi colori primaverili che si rincorrono tra terra e cielo Raggiunta e superata Talla la inarrestabile curiosità che mi spinge sempre verso nuove conoscenze obbliga, poco prima di raggiungere Rassina, ad una breve deviazione verso il Castello di Salutio, indicato sulla strada principale, lo stato dell'agglomerato urbano e' di evidente abbandono, nondimeno la suggestione che riesce ad ispirare con le vuote occhiaie delle finestre dai vetri rotti vale la deviazione, il senso di solitudine e di desolazione e' palpabile.Pochi chilometri e la prima meraviglia della giornata segna il mio ingresso ufficiale nella valle del Casentino, edificata sui resti di un tempio Etrusco in parte ancora visibile al lato dell'abside, regola la vita religiosa del luogo fin dall'anno 1000: La Pieve di Socana La via principale che attraversa la valle raggiunta attraverso Rassina e' percorsa per poche centinaia di metri, appena fuori dal paese e' tempo di una nuova deviazione quella verso Chitignano, che, se in termini di avvicinamento alla mia meta finale non significa nulla dato che riprenderò la fondovalle poco più a nord, permetterà di percorrere strade sconosciute e consentirà di ammirare uno dei più antichi manieri del Casentino. |
Il passo della crocina |
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Il Castello di Salutio |
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La pieve di Socana |
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La sua storia documentata inizia circa nel 1169, per terminare con l'unità d' Italia ed il cessare della sua importanza militare e strategica che lo hanno visto prima proprietà dei Conti Guidi poi castello Fiorentino al servizio della Signoria teatro di importanti battaglie che hanno sottolineato la storia di questi luoghi ma anche dalla stessa Toscana e delle sue belligeranti Signorie. All'interno del castello è custodita la Biblioteca Rilliana, importante raccolta ricca di centinaia di manoscritti medievali e di incunaboli. Altro elemento di assoluto rilievo qui presente è la cappella dei Conti con un ciclo di affreschi trecenteschi attribuiti a Taddeo Gaddi, allievo di Giotto, la facciata del castello, sormontata dalla unica torre, la cui continuità e' interrotta dalle ordinate bifore costituisce segno distintivo di questo frutto medievale. Dalle mura merlate in giornate particolarmente terse come solo la primavera e il tardo autunno sanno regalare si osservano rapiti i dintorni e lo stendersi verso sud della valle del Casentino. Ma Poppi non e' solo Castello, le sue contrade sapranno appagare la curiosità e la voglia di conoscenza di qualsiasi viaggiatore che abbia il tempo di percorrerle. La Badia di san Fedele Datata XI secolo conserva al suo interno pregevoli opere artistiche tra le quali si distingue un crocefisso Giottesco oltre a tavole, tra gli altri, del Solosmeo e del Passignano. I portici architettonicamente rari in terra di Toscana guidano il visitatore e il suo sguardo tra la Badia e la parte alta della città di Poppi sulla quale svetta il Castello, innumerevoli i particolari che rapiscono l'attenzione durante l'esplorazione di queste contrade
L'11 giugno 1289 nella battaglia di Campaldino, alla quale partecipò anche Dante, i guelfi fiorentini ed i loro alleati, agli ordini di Amerigo di Narbona, misero in rotta i ghibellini di Arezzo, guidati dal podestà Guido Novello. Nella battaglia si distinse Corso Donati, mentre caddero molti comandanti ghibellini, tra i quali il vescovo Guglielmo degli Ubertini e Buonconte da Montefeltro, protagonista del V canto del Purgatorio. Con la vittoria di Campaldino ebbe inizio l'egemonia guelfa di Firenze sulla Toscana.
E' il clangore delle armi quello che risuona in una illusoria osservazione della piana che si stende davanti a miei occhi nonostante la devastazione industriale ed edilizia di questa zona che tenta in ogni modo di cancellare la storica suggestione, la fantasia vola libera scatenando immagini di eroiche imprese ed immedesimandosi nei protagonisti di epici combattimenti tra nobili guerrieri in sella ai loro purosangue, distortamente condizionata da decenni di false citazioni non prende nemmeno in considerazione la possibilità tutt'altro che remota, statisticamente ma anche socialmente parlando, di partecipare alla battaglia nelle terrorizzate vesti di un umile quanto oscuro fante. E' un guerriero senza paura quello che in sella ad un nera cavalla meccanica sguaina la sua pesante spada in difesa delle sue contrade dalle nemiche orde........ |
Il castello di Poppi |
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La colonna di Campaldino |
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V canto del Purgatorio Io fui di Montefeltro, io son Bonconte; «Giovanna o altri non ha di me cura; per ch'io vo tra costor con bassa fronte» E io a lui: «Qual forza o qual ventura ti travïò sì fuor di Campaldino, che non si seppe mai tua sepultura?» «Oh!», rispuos'elli, «a piè del Casentino traversa un'acqua c'ha nome l'Archiano, che sovra l'Ermo nasce in ApenninoLà 've 'l vocabol suo diventa vano, arriva' io forato ne la gola, fuggendo a piede e sanguinando il piano. Quivi perdei la vista e la parola; nel nome di Maria fini', e quivi caddi, e rimase la mia carne sola.I o dirò vero e tu 'l ridì tra ' vivi: l'angel di Dio mi prese, e quel d'inferno gridava: "O tu del ciel, perché mi privi? Tu te ne porti di costui l'etterno per una lagrimetta che 'l mi toglie; ma io farò de l'altro altro governo! "Ben sai come ne l'aere si raccoglie quell' umido vapor che in acqua riede, tosto che sale dove 'l freddo il coglie. Giunse quel mal voler che pur mal chiede con lo 'ntelletto, e mosse il fummo e 'l vento per la virtù che sua natura diede. Indi la valle, come 'l dì fu spento, da Pratomagno al gran giogo coperse di nebbia; e 'l ciel di sopra fece intento, sì che 'l pregno aere in acqua si converse; la pioggia cadde e a' fossati venne di lei ciò che la terra non sofferse;e come ai rivi grandi si convenne, ver' lo fiume real tanto veloce si ruinò, che nulla la ritenne. Lo corpo mio gelato in su la foce trovò l'Archian rubesto; e quel sospinse ne l'Arno, e sciolse al mio petto la croce ch'i' fe' di me quando 'l dolor mi vinse; voltòmmi per le ripe e per lo fondo, poi di sua preda mi coperse e cinse». |
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Abbandonate le suggestioni epiche, mi dirigo verso Pratovecchio lugo dal quale abbandonerò il Casentino per ritornare nella valle scavata dallo stesso fiume che segue in parte il percorso di questa valle e che da lui prende il nome: il Valdarno, oltrepassando il valico della Consuma, poco dopo il bivio e' assolutamente d'obbligo una sosta ad una delle Pievi più grandi del territorio, edificata nell'anno 1152, poco lontano sono i ruderi del castello di Romena ad attrarre la nostra attenzione, attento osservatore del territorio circostante dalla sua collina da notizia della sua esistenza a partire dall'anno 1008, non saranno gli eventi umani a segnarne il degrado attuale ma un violento terremoto che colpi la zona nel 1579. |
Pieve di Romena |
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Il castello di Romena |
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| Pennellando
agilmente le curve sinuose del passo della Consuma, per fortuna senza la
presenza di pericolosi "tagliacurve", raggiungo il valico dove, abbandonata
Maia tra alcuni missili terra-aria li presenti, mi avvio a piedi verso il
celeberrimo chiosco dispensatore di ottima schiacciata farcita che accompagnerò
con una buona birra prima di ridiscendere verso valle, il viaggio è terminato ma
non sono assolutamente terminate le sorprese che il casentino potrà ancora
regalare in un prossimo viaggio, numerose sono le strade da percorrere ed i
tesori da scoprire, senza fretta.....
Gabriele [freevax]
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