Ci sono dei giri che nascono per scoprire delle strade, altri per collegare dei luoghi, altri ancora per caso. Alcuni per ravvivare la memoria, capire (forse) un po' meglio certi avvenimenti.
La notte sul traghetto è passata bene, di primissima mattina sbarchiamo riposati a Palermo.
Prima tappa, consigliata anche dalla famigerata colorazione verde del Touring, è la salita al Monte Pellegrino, il monte che domina Palermo.
La strada è stretta ma piacevole, da percorrere magari lontano dalle feste comandate in quanto la zona si riempie di autoctoni che vengono a cercare refrigerio ed a fare picnic familiari.

Pratica piacevolissima ma intasante la viabilità.
Ad un certo punto si trova un bivio che porta in un ramo senza uscita della strada, con un grande spiazzo al termine che da modo di poter avere un magnifico panorama su Palermo da un parte e sulla spiaggia di Mondello dall'altra.

 

 

Si trova inoltre una statua di Santa Rosalia che veglia sulla sua città che tanto l'adora, non per nulla nel parco del Monte si trova la grotta ove si ritirò a fare vita da eremita ed il Santuario a lei dedicato.
Noi, più prosaicamente, ripartiamo, seguendo i viali/tangenziale di Palermo fino all'inizio della Strada a Scorrimento Veloce Palermo-Sciacca.

 


Lasciata la città e le sue propaggini, la strada si allunga su un territorio verde (vista la stagione) con un andamento dolce, veloce.
Il paesaggio da rude, si ammorbidisce in colloni colorate, poi la nostra uscita si prospetta.

 

 

Portella della Ginestra.
1° maggio 1947, festa dei lavoratori, duemila manifestanti si ritrovano nella piana a protestare contro i latifondisti, dalle colline sovrastanti gli uomini di Salvatore Giuliano aprono il fuoco, 11 saranno i morti.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Portella_della_Ginestra


Dall'uscita al luogo della memoria sono pochissimi minuti, un parcheggio enorme sulla destra ci indica chiaramente che siamo arrivati.
Sulla sinistra, abbracciando parte della collina, il monumento dell'artista Ettore de Conciliis commemora l'episodio, una sorta di monumento distribuito...

 


Non lontano, se si vuole scoprire un mondo siciliano “diverso” c'è Piana degli Albanesi, che come suggerisce il nome indica la più importante e popolosa comunità albanese della Sicilia

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Piana_degli_Albanesi

 

Sfortunatamente il tempo tiranno non ci ha concesso di allungare il percorso per la visita.
Ripartiamo e proseguiamo lungo la SS624 fino al bivio per Camporeale, e procediamo lungo una provinciale più tranquilla, che ci da miglior agio di assaporare il colorato panorama.
La Valle del Belice si presenta morbida e colorata, uno spettacolo da gustare.

 

 

Poi, seguono i ricordi che questo nome porta. Per noi abbastanza lontani ma qui decisamente scolpiti nella memoria, anzi ancora nel territorio.
Notte tra il 14 e 15 gennaio 1968, la valle del Belice viene sconvolta da un potente terremoto di magnitudo 6,4° scala Richter.
All'alba 370 persone non c'erano più, di quattro paesi restano solo macerie, migliaia gli sfollati.

 
http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_del_Belice


La nostra prima sosta sono i ruderi del paese di Gibellina, dove Alberto Burri ha realizzato un monumento cementificando i resti del paese creando il “Cretto di Burri”, congelando la topografia del villaggio al momento della tragedia. Vista da vicino si impressiona molto profondamente nella memoria in quanto si “percepiscono” le dimensioni dell'evento, anche se in parte.

 


Vale la pena anche salire a piedi il fianco della collina ed apprezzare la visione anche da prospettive diverse.
Proseguendo lungo le movimentate provinciali ci spostiamo alla tappa successiva, ossia i ruderi di Poggioreale.
Per arrivarci si passa da quello che era Salaparuta, ma tranne un piccolo monumento dalla strada non si riesce a scorgere. Dall'alto invece... (foto 021)
Poco più avanti ci sono i resti della Chiesa Madre, del Castello, del convento dei Cappuccini.

 

 

Si arriva poi a Poggioreale, dove delle case è avanzato qualche pezzo di muro in più, ma come si evince anche dal cancello chiuso (ma con accesso pedonale) si tratta ormai di un villaggio fantasma.
La passeggiata fra i resti è una cosa che ti rimane dentro.

 

 


I paesi sono stati ricostruiti più a valle, con criteri che parevano modernissimi all'epoca, però...
Ma il tempo non ci consente di soffermarci ed andiamo verso il mare, verso la costa sud, verso Sciacca dove lasciamo i bagagli e più leggeri ci avventiamo sull'ultima meta della giornata: Selinunte.
Arriviamo che il sole è già basso all'orizzonte, ma la visita di questo straordinario parco archeologico è doverosa.

 


Secondo Tucidide, Selinunte fu fondata verso la metà del VII secolo a.C. da coloni greci provenienti da Megara Iblea. Il sito scelto stava sulla costa del Mar Mediterraneo, tra le due valli fluviali del Belice e del Modione.

 

 

La città ebbe una vita breve (circa 200 anni). In questo periodo la sua popolazione crebbe fino a raggiungere le 25.000 unità. Il nome deriva dal sedano selvatico (σέλινον in greco) che i coloni vi trovarono in abbondanza.

Una pianta di sedano era raffigurata anche sulle monete coniate più tardi a Selinunte.

 

 

Fin dalla loro fondazione Segesta e Selinunte, furono in guerra fra loro per motivi di confine. Il primo scontro[1] avvenne nel 580 a.C. e Segesta ne uscì vittoriosa.

 

Nel 415 a.C. Segesta chiese aiuto ad Atene perché intervenisse contro l'intraprendenza Selinuntina supportata da Siracusa. Gli ateniesi presero come pretesto la richiesta di Segesta e decisero una grande spedizione in Sicilia, assediarono Siracusa ma ne risultarono disastrosamente sconfitti. Gli scontri si conclusero nel 409 a.C., quando Selinunte fu assediata e distrutta dai cartaginesi, invocati anche questa volta dai Segestani.Le forze cartaginesi erano comandate dal generale Annibale Magone(da non confondere col successivo e più famoso Annibale Barca, quello delle guerre puniche con i Romani)

 

 

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Selinunte      http://www.selinunte.net/


Sono quasi 40 gli ettari di territorio occupati, entrando si trova il primo nucleo di 4 templi, di cui solo il Tempio E – o di Era – è ancora parzialmente in piedi.
Spostandosi più ad ovest ed a ridosso del mare si arriva alla Necropoli con un gruppo di altri 5 templi con vista sul mare.
Oltre ancora si arriva alla necropoli ed ai ruderi dell'antica città.
Pochi chilometri, che riuniscono una storia lunga più di duemila anni.
Questa è la Sicilia.

 

Marcello [zAv¡]

marcello@biomototurismo.it