|
7 agosto 2007 – 25 agosto 2007
Italia-Spagna-Portogallo-Spagna-Italia (Km 4150)
Mappa complessiva
cartella foto
zav1974.smugmug.com/Portogallo&Spagna%202007
7 agosto 2007 – Barcellona (ESP) – Barbastro (ESP) (Km 220)
Sbarchiamo
sulla penisola Iberica che sono le 16 circa, ci districhiamo nella coda
all'uscita del porto causata dai nostri ex-colleghi di attraversata e
guadagniamo la Ronda de Litoral, con l'intenzione di macinare un po' di
chilometri prima di sera.
Visti i consigli di altri motociclisti che hanno affrontato il
trasferimento Spagna-Portogallo prima di noi decidiamo di evitare la
strada che parrebbe più diretta, passante per Madrid, e ci teniamo invece
paralleli ai Pirenei, con l'intenzione di passare per io Picos de Europa.
Il tempo non è dei migliori, alcune gocce di pioggia ci accompagnano per
qualche chilometro, ma alla fine le nuvole reggeranno.
Appena usciti da Barcellona si presenterebbe subito l'occasione di una
interessante deviazione, verso il Parc de Montserrat, però abbiamo deciso
di dedicare più tempo possibile al Portogallo e quindi proseguiamo lungo
la strada.
Il paesaggio è abbastanza brullo, una grande pianura con un grande cielo,
intanto la Ronda diviene la A2 (Autovia = Superstrada), la seguiamo fino a
Lleida, poi puntiamo a nord con la N240, fino a Barbastro. Quando ci
arriviamo è sera, troviamo l'Ufficio del Turismo, l'addetta l'ha appena
chiuso, ma ci suggerisce ugualmente un hotel fuori città.
Pernotteremo e ceneremo all'Hotel Rey Sancho Ramirez.
A cena avremo il primo contatto culinario con la Spagna.
A parte le incomprensioni con le cameriere, di cui una straniera a sua
volta, la cena non va male per essere a prezzo fisso e per non aver
completamente capito cosa si era ordinato. Ma Gazpacho e Tortilla
(frittata) sono buoni, il vino anche una volta “scongelato”. Già,
purtroppo gli Spagnoli hanno il vizio di portarti il vino, di qualunque
colore esso sia, al limite del congelato: se per un bianco o rosato può
anche essere apprezzato, un rosso corposo viene annientato.
8 agosto 2007 – Barbastro (ESP) – Cervera de Pisoguera (ESP) (Km
491)
Oggi
concordiamo di arrivare fino ai Picos senza ulteriori soste. Sarà una
giornata lunga, alla fine ci metteremo 11 ore per arrivare alla nostra
meta (che proprio quella non era...).

Proseguiamo fino a Huesca con la N240 e poi prendiamo la A132.
Fino ad Ayerbe la strada è dritta, lunga, poco significante, ma poi
incrocia il Rio Gallego ed inizia a costeggiarne il percorso. Appena
passate le formazioni rocciose dei Mallos de Riglos inizia il balletto di
curve e controcurve, in un bel misto che ti accompagna per molti
chilometri.
Si passa un lago artificiale, si riprende la N240 e le curve ti
accompagnano fino ad un altro bacino l'Embalse de Yesa.
Arrivati a Sanguesa di nuovo sulla N132 direzione Tafalla.
La zona è abbastanza desolata, non troviamo un ristorante che ci tiri
l'occhio, usciamo anche ad un paesino ma non troviamo proprio un
ristorante.

Ci abbandona anche quel barlume di sole che c'era, soppiantato da nuvoloni
neri.
Decidiamo di riprendere la strada in direzione Logroño, la kappona entra
in riserva, ci arriverò?
Al paesone seguo le prime indicazioni del distributore, portano ad un
Carrefour.
Già che ci siamo (e vista l'ora erano le 15) ci fermiamo ad un ristorante
del centro commerciale (dove con 8 euri passiamo tirare fino a sera) e poi
dissetiamo le moto.
Alle 16,30 ripartiamo, prendiamo la N120 fino a Burgos, poi su a nord con
la N627, la nostra intenzione era di arrivare all'albergo segnalato da
Giorgio, ma una serie infinita di lavori stradali a Burgos ci rallenta, ci
distrae, ci incasina, così decidiamo di fermarci un po' prima, anche
perché insieme alle nuvole si è alzato anche un discreto venticello, devo
ammettere che avevo decisamente freddo.

Alla fine la nostra meta diventa Cervera de Pisuerga. Giriamo vari
alberghi ed alla fine optiamo per l'Hotel Penalabra, anche perché rispetto
agli altri aveva delle camere libere. Un due stelle ma più che dignitoso,
tutto attrezzato. Siamo sulla strada del Cammino di Santiago e gli hostal
sono attrezzati per le esigenze di chi percorre questo pellegrinaggio a
piedi e/o in bicicletta. E devo dire che se ne incrociano veramente tanti,
non avrei immaginato che tanta gente, al giorno d'oggi, lo percorresse.
Anche perché incrociati a quest'altezza della Spagna c'erano ancora più di
400 km per arrivarci...
La gestrice della locanda è un po' scoglionata ma alla fine quasi
simpatica, la cena buona (a parte qualche spolverata di uvetta e candidi
di panettone di troppo).
La giornata è stata lunga, domani attacchiamo i Picos e dobbiamo trovare
un altro albergo.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425820
9 agosto 2007 – Cervera de Pisoguera (ESP) – San Glorio (ESP)
(Km 210)
Proseguiamo
direzione nord sulla C627, le curve continuano ad accompagnarci, passiamo
l'ennesimo invaso Embalse de Requejada ed attacchiamo il primo passo della
giornata: il por to
Piedraluengas di ben 1355 mt. slm. Ormai siamo alle prime propaggini dei
Picos, la discesa su Potes è molto bella anche se la strada, per la prima
volta, non è così ben tenuta come quelle affrontate fino ad oggi.
Arrivati a Potes incrociamo – anche loro per la prima volta - l'orda di
turisti che soffoca queste zone. Riusciamo faticosamente a guadagnare
l'uscita dal paesino e ci dirigiamo verso Llanaves de la Reina, attraverso
il secondo (ed ultimo) passo della giornato il porto San Glorio.
La strada è molto bella, con una curva via l'altra, con il tracciato che
segue in perfetta armonia ogni anfratto della montagna. Non è molto larga
ma i paesaggi meritano veramente.
Poco prima del passo ci fermiamo in una piazzola panoramica e scattiamo
qualche foto alle montagne.
Al solito, per essere in Spagna, c'è un rapace che volteggia seguendo le
termiche sopra le teste dei turisti, compiaciuto di strappare
interesse
(e fotogrammi) alle montagne.
Riprendiamo la marcia e ci potrebbe scappare il primo incontro ravvicinato
con un ruminante (vacca o toro non l'ho capito), visto che ce ne troviamo
praticamente uno davanti percorrendo una curva, fortunatamente non si
agita e ci fa sfilare via. Forse Giovanna l'ha pure fotografato...
Nella discesa un albergo in pietra ci attira, ci fermiamo, scarichiamo i
bagagli e partiamo con l'intenzione di periplare i Picos.
Proseguendo verso valle c'è una bivio sulla destra che prendendolo ti fa
passare nella vallata interna dei Picos, la strada è interessante, i
paesaggi di più. La discesa verso Posada de Valdeon ha ancora qualcosa di
più pittoresco: in pratica la statale che ti sta portando (in discesa) al
villaggio ad un certo punto sfoggia un misterioso cartello, una misteriosa
piazzola di ghiaino, e te che non ci hai capito molto inizi l'entrata al
paese in uno stradello largo poco più della moto e decisamente sporco. Il
nostro pensiero scorre subito al camper che abbiamo superato da poco:
riuscirà a fermarsi in tempo o si porterà a casa un ricordo indelebile?
:-D
Proseguendo nei vicoletti si arriva alla piazza centrale del paese, bella
larga, dove riparte la statale bella larga. C'è qualcosa che non torna.
Vabbè, l'ora è tarda la fame incombe, ci penseremo dopo.
Ci riallacciamo alla N625 e giochiamo un po' con tutte le curve che ci
mette a disposizione, al paese di Oseja de Sajambre due ristoranti ci
fanno fermare: uno vuoto ed uno strapieno. Ci mettiamo in coda in quello
strapieno e facciamo decisamente bene.
Mesione el Arcediano: il simpatico cameriere ci scambia per avventori
qualunque, fa l'errore di portare una pentola standard di “Pote
Andalusiana” (una sorta di minestrone di fagioli e carni varie), immagino
la porzione standard per 4, con Pedro ci mettiamo d'impegno e la finiamo,
mentre il cameriere ogni tanto buttava l'occhio per ritirarla. Per i
secondi, oramai ci ha riconosciuto, porta un
po'
di portate miste senza più cercare superstiti dopo.
Devo dire che riprendere la strada è stato un po' faticosetto dopo, però
grande soddisfazione!
Sempre in direzione nord la strada inizia a seguire il torrente fino a
Cangas de Onis: chilometri di goduria pura. Unico problema una certa
tendenza ad esserci massi in corsia, cosa che ti porta a non strafare mai.
Giriamo verso est in direzione Lago di Enol, dove per pigrizia ed ora
tarda non arriveremo.
Ritorniamo un po' sui nostri passi e ci fermiamo a prendere qualcosa di
fresco (e stasante) lungo il torrente, poi percorriamo la strada a ritroso
fino all'albergo, senza però passare dalla vallata esterna ma facendo il
giro largo ad un altro lago artificiale il Embalse de Riano, la scelta
devo dire è stata eccellente. Passiamo che il sole sta calando, con una
luce incredibile, ci fermiamo a scattare foto ed assaporare l'atmosfera.
Pian piano conquistiamo la meritata camera dell'hotel. La cena, purtroppo,
non sarà completamente all'altezza della camera, non ha giovato neppure
l'averci dato un bianco che pareva un vin santo, purtroppo l'unico che
avevano.
Ma domani è Portogallo!
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425839
10 agosto 2007 – San Glorio (ESP) – Montezhino (P) (Km 286)

Ripassiamo dal lago e poi via di N621 e 625, veloci, dritte, fino a Leon,
dove vediamo un po' di città grazie ad un errore di percorso, purtroppo è
periferia.
Abbiamo però deciso che Pirenei e Picos meritano un approfondimento a
parte! Saranno quindi “varati” a parte in un altra vacanza.
Da Leon al confine è tutta CL622, lunga, dritta, veloce... pallosa.
Alla solita ora tarda, troviamo a Castrocontrigo un ristorante bellino,
decisamente rustici, ma mangiare si è mangiato bene, il vino era congelato
al punto giusto, la spesa sempre contenuta nei 15 euri a testa.
L'ingresso
in Portogallo avverrà dalla frontiera di Pedralba de la Praderia –
Braganca, come suggeritoci da José, nostro contatto portoghese conosciuto
tramite il forum lc8.org.
In effetti la strada è decisamente motociclistica, abbiamo incrociamo più
moto qui che durante tutto l'avvicinamento: una bella misto stretto che ti
portava dentro il Portugal, dentro il cuore del Parco Nazionale di
Montezinho. Il contatto aveva anche suggerito di cercare alloggio a
Montezinho stessa, decidiamo però di arrivare fino a Braganca e vedere
cosa può rimediare tramite l'ufficio del turismo. Braganca è una
cittadona, un po' caotica, che ci fa penare un po' a trovare gli uffici
cercati, poi arriviamo al castello e li troviamo. In effetti la signora è
di poco aiuto, non ha più neanche opuscoli delle strutture da consegnarci,
visioniamo quel poco di materiale e capiamo che l'offerta non è
tantissima. Di restare in città però non ne abbiamo voglia e dunque, dando
ragione al contatto, andiamo a vedere questa Montezinho. Secondo me, col
senno di poi, era anche un scusa per continuare a vascare sulla N103-7
(così si chiama la CL622 in P) :-D.

Il villaggio si trova a circa 4 chilometri fuori dalla statale, nel mezzo
del parco. E' sicuramente un villaggio caratteristico, molto rurale,
pavimentazione di tutto il paese con sanpietrini, tutto sommato tenuto
come pochi altri nella zona. E' ancora abitato da circa 36 persone tutto
l'anno, che decuplicano d'estate quando tornano tutti gli emigranti e
relative famiglie, più qualche turista. L'impatto con la lingua portoghese
ci frena un poco (in effetti si è trattata di una vacanza di 3 orsi :-D)
ma troviamo appoggio morale, e non solo, da un emigrantes tornato al
villaggio che parlava francese, ma soprattutto chiacchierando è venuto
fuori che era stato a Taranto (città natale di Pedro nd¡) e quindi ci ha
trovato sistemazione presso un signora anziana che ci ha locato un
appartamento per la notte.
Sicuri che il villaggio offrisse poco ci spostiamo a mangiare lungo la
statale, in un ristorante la cui insegna mi aveva suggestionato fin da
subito: un bel cignale in pentola! Jabalì, il nome portoghese del nobile
suino, nonché nome del ristorante, il parcheggio si sta riempiendo
velocemente, pare che ci sarà un banchetto. Prima di decidere dove andare
torniamo a Braganca che devo fare benzina, vista la classica riserva e la
zona decisamente rustica, però l'insegna continua a tornarci in mente ed
il fatto ci sia tanta gente è quasi sempre un buon segno.
Torniamo
ed entriamo. Scopriamo che trattasi di un battesimo, la qualità del
servizio ne risentirà, però le portate con un tripudio di maiale,
cinghiale, carni varie ma anche l'immancabile baccalà, valgono l'attesa
prolungata, in più portano un rosso, buono, a temperatura decente. Quando
tocco la bottiglia comunico che non è “marmato” come quello spagnolo, il
cameriere ci guarda strano, forse scambiandoci per spagnoli, e ci chiede
se per caso lo volevamo frio frio, ma decliniamo gentilmente l'invito.
Il rientro all'appartamento è fatto con molta calma, un po' per la
stanchezza, un po' per il vino, un po' perché in effetti con tutto il
bosco intorno non dev'essere così raro un incontro con la fauna locale. I
paesini attraversati festeggiano sia gli emigrantes (feste che hanno
costellato tutto il nord del Portogallo in quei giorni abbiamo poi avuto
modo di constatare) e forse anche le stelle comete.
Arriviamo all'appartamento e con somma sorpresa uno dei due baretti del
paesino e ancora pieno di gente, e non smetteranno di far baldoria prima
delle 3... :-D
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425843
11 agosto 2007 – Montezinho (P) – Mirandela (P) (Km 257)
L'indomani
presto saldiamo la stanza al marito della signora e decidiamo di
spostarci
un poco più centrali nella regione per aver agio di girarla meglio, la
nostra scelta la sera prima era ricaduta su un residencial a Mirandela, un
due stelline di nome Jorge V, forse con un passato un po' più glorioso ed
un presente accettabile. Per arrivare a Mirandela, rientriamo su Braganca
ed i navigatori ci porterebbero sulla superstrada IP4, noi invece vogliamo
fare un po' di statale e seguiamo per la N15. E qui abbiamo imparato tante
cose: se una nazionale costeggia una superstrada prendere sempre la
superstrada, la nazionale è stata abbandonata a sè stessa; i sanpietrini
non erano una caratteristica di Montezinho, in tutti i paesini piccoli
l'asfalto finisce all'inizio del paese e ricomincia alla sua fine; non
solo i paesi sono fatti in sanpietrino ma tale materiale carrabile è lo
stesso che un sottile strato di asfalto nasconde (e peggiora) sulle
nazionali dismesse che costeggiano le superstrade. Imparata la lezione: ci
buttiamo in superstrada. Arriviamo all'albergo, scarichiamo i bagagli e
ripartiamo per percorrere un anello verso Vila Flor, Torre de Moncorvo,
Mogadauro, Macedo de Cavaleiros, Mirandela.

Il paesaggio che troviamo in zona è molto simile all'interno della
Sardegna, come colori, come vegetazione, tranne per le molte colline
ricoperte di nuovi impianti di giovanissimi ulivi e viti.
Curveggiando di costa sulle colline arriviamo a Carvicais, dove il
ristorante O Artur sarà la sosta rifoccillante di oggi. Locale
caratteristico, si è mangiato bene, con sopa (zuppa del giorno,
immancabile, se non la chiedi s'incazzano i camerieri), melone bianco
(spantegato con rara simpatia dal ragazzo che ci ha servito: si era
mantenuto distaccato fino alla seconda fetta caduta a terra, alla terza è
diventato tutto rosso), e via di pesce/carne, col “piatto unico” tipico
dei portoghesi.
Un ottimo vinho verde branco a far da compagnia alle pietanza: strano, in
fondo siamo sulla sua strada di produzione!
Passato il pranzo ci rimettiamo in cammino fino a Mogadouro, dove ci
fermiamo a visitare i resti del Castello che dominava dalla collina tutta
la vallata. Dopo di che perdiamo la retta via e seguendo il tomtom (tanto
per dare precisamente la colpa ad un pilota invece che all'altro! :-D) ci
perdiamo in un dedalo di strade interpoderali, villaggi chiusi per festa,
superstrade che partono dal nulla con imponenti cavalcavia per arrivare
nel nulla (questo mi ricorda qualcosa) e via discorrendo. Riusciamo a
trasformare 15 kilometri di tranquilla statale in 40 km di esplorazione.
:-D
Inoltre non sarà l'unico errore di navigazione, perdiamo l'imbocco della
superstrada e finiamo su un altra naz ionale
abbandonata che gli scorre acconto.
Torniamo in albergo leggermente cotti, comunque non c'è il ristorante e
dobbiamo arrivare in centro (che saranno un paio di chilometri), ci fa
anche più fatica prendere la moto e quindi percorriamo le vie a piedi. Il
lungo fiume di Mirandela centro non è male, anche attrezzato con la
spiaggia e boe recintate per il bagno in fiume, in più a fine agosto si
sarebbero pure tenuti i campionati europei di moto d'acqua. Scegliamo un
ristorante a caso e via di baccalà, anche se per la prima volta cediamo
agli antipasti “a consumazione” che il cameriere ti porta appena ti siedi.
In pratico si tratta generalmente di olive, formaggi, burro, che paghi per
quanto consumi.
Qualche altro passo per digerire ci accompagna fino all'albergo.
Siamo cotti, anche per tutti le strade non proprio belle dove ci siamo
infilati.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425846
12 agosto 2007 – Mirandela (P) – Mirandela (P) (Km
43)
Ed oggi patiremo la stanchezza
accumulato nel giro di ieri.
Visto le difficoltà a capire tutte le classificazioni portoghesi degli
alloggi decidiamo di cercare un internet point dove verificare e prenotare
la prossima tappa.
Lo troviamo e ci passiamo dentro due ore, ed una decina di consumazioni,
che alla fine si concretizzeranno in un conto di neanche 10 euro ed una
prenotazione ad un hotel di Barcelos, paese a pochi kilometri da Braga.
Usciamo in strada che è già l'una passata, il percorso di oggi prevede un
altro anello, quindi iniziamo a dirigerci verso Valpacos, ma fa caldo, la
zona è un po' troppo industrializzata, la stanchezza pesa...
Arrivati a Valpacos, poi, ci imbattiamo
in un bel ristorante ........... , ristrutturato da poco.
Entriamo alle 14,30, usciamo che sono quasi le 17.
Rientro veloce in albergo, riposino e la sera altro giro sul lungo fiume e
ceniamo con un gelato rinfrescati dalla brezza serale.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425848
13 agosto 2007 – Mirandela (P) – Barcelos (P) (Km 246)
La
tappa di oggi è stata ispirata dalla cartina, una bella strada segnalata
in verde sulla Michelin.
Da Mirandela prendiamo la superstrada per andare verso Braganca, poi
seguiamo – in pratica – tutta la N103, passando per Vinhais, Chaves, Braga
ed infine Barcelos.

La parte iniziale della statale è nel cuore del parco nazionale di
Montezhino, la strada è molto bella, movimentata, anche se a tratti il
fondo non è dei migliori.
Però la strada si lascia percorrere di gusto, è tutto un cambio di quota,
in considerazione che stai percorrendo fianchi di vallate, non solo,
durante il percorso incroceremo quattro dighe, che man mano che ci
avvicineremo al mare modificheranno la quota dei fiumi, creando anche
molti bacini artificiali. I paesaggi sono molto belli, verdi, rigogliosi,
ed il percorso dei vari fiumi ricchi di anse e ridossi.
La quota del percorso varierà da 800 a 400, di nuovo a 900, per poi
“spegnersi” intorno ai 50 metri di Barcelos.
Ma
siamo ancora persi sulle curve della 103. Al solito, ci fermiamo a
mangiare che son già le due passate, siamo sul bacino artificiale Do Alto
Rabagao, nessun locale ci impressiona, alla fine optiamo per un
baretto/ristorante quasi in stile autogrill, l'unico ad avere qualche
macchina parcheggiata fuori. Ci mettono in veranda vista lago, e... beh
devo dire che probabilmente, in questo locale, mangeremo la migliore carne
di maiale di tutto il Portogallo.
Saturi ma contenti riprendiamo a farci sbatacchiare dalle curve della 103,
sì siamo masochisti!
Altre dighe, altri laghi ma il Rio Rabagao da questo punto si apre in una
spettacolare vallata, con la strada che rimane in quota per farti
apprezzare meglio il colpo d'occhio, un paesaggio incantevole!

Prima di Braga deviamo e raggiungiamo un santuario, a dire il vero un po'
insignificante, che domina tutta la vallata appena percorsa. Strane rocce
tonde ti accompagnano per la salita riccamente dotate di sanpietrini, ed
una volta raggiunto il punto panoramico la foschia ci impedisce di goderne
i frutti. Peccato.
Passiamo Braga velocemente e raggiungiamo Barcelos, sede di un rinomato
mercato che si svolge ogni giovedì. L'albergo che abbiamo prenotato si
trova proprio nella piazza del mercato, la principale, enorme. Sarà il più
bel albergo dove soggiorneremo in tutto il viaggio, l'Hotel Bagoeira,
dotato di un ristorante citato in più guide (di cui non eravamo a
conoscenza al momento della prenotazione, giuro!). In pratica un tre
stelle appena ristrutturato che pare quasi un quattro. Confortevolissimo.
Ci gustiamo subito lo spettacolare ristorante e capiamo che ci siamo
sistemati proprio bene.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425853
14 agosto 2007 – Barcelos (P) - Barcelos (P) (Km 106)

Purtroppo
il tempo oggi non sarà dei migliori, partiamo che quasi già piove,
obbiettivo di oggi l'oceano, risalire verso Viana do Castelo, poi su al
confine con la Spagna seguirlo e rientrare a Barcelos. Ottimisti. Si vede
che non frequentiamo più molto i posti di mare.
Arriviamo a Esposende, ridente cittadina che si affaccia sull'oceano che
piove già da un po', l'atmosfera è triste, come sempre quando al mare è
brutto.
Ci fermiamo a fare un po' di foto al mare, alle dune (vincolate e non
accessibili).
Proviamo a fare un po' la costa, ma sia l'atmosfera che il paesaggio non è
dei migliori.
La strada per Viana do Castelo è chiusa, stanno ristrutturando il ponte di
Eiffel da un po', e per altri due anni – forse – non si passerà. Ci tocca
prendere l'autostrada per un'uscita e fare una tangenziale.
 
La città è molto viva... molto incasinata.
Raggiungiamo la piazza della cattedrale ma ci perdiamo a cercare un
fantomatico castello, eppure lo danno lì...
Alla fine saliamo al santuario di Santa Luzia che dall'alto della collina
domina tutta la città. Ovviamente, visto il tempo inclemente, la visione è
compromessa, e si scorge a malapena il porto, qualche foto è decidiamo di
ripartire verso nord.
La statale continua a tenersi distante dal mare, il meteo è quel che è,
verso le 14 ci fermiamo a mangiare. Decidiamo di tornare verso Barcelos.
Ci riposiamo un po' e facciamo un girettino sotto un cielo uggioso per la
città.
La sera, per placare l'anima, ci sbaffiamo due chili di gamberoni tigre
alla griglia, più qualcos'altro, accompagnati da due belle bottiglie di
bianco, verso la conclusione la giornata è decisamente migliorata...
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425854
15 agosto 2007 – Barcelos (P) (Km 0)
Anche oggi il tempo non sarà dei migliori, perciò esploriamo Barcelos.
La sera saranno nostri ospiti Josè (conosciuto sul forum Lc8.org) e sua
moglie Maria De Lourdes, in loro compagnia passeremo una splendida serata,
stranamente sempre presso il ristorante dell'albergo...
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425857
16 agosto 2007 – Barcelos (P) – Porto (P) (Km 216)

Oggi
trasferimento da Barcelos a Porto.
Come riportano le guide: il giovedì a Barcelos c'è un importante mercato
che attira persone da tutta le regione (ed oltre) nonché pullman di
turisti.
Il nostro albergo è esattamente nella piazza del mercato, però non
sentiamo nulla, proviamo a guardare fuori dalla finestra ed in effetti la
piazza è completamente satura: persone, cose, macchine, pullman,
turisti... questi doppi vetri sono eccezionali!
Ci impieghiamo quasi un'ora per uscire dalla bolgia infernale ma alla fine
riusciamo a prendere la N103 verso Braga, da lì poi la N101 per Guimares.
A
Guimares c'è una delle meraviglie del Portogallo: l'omonimo castello, con
le sue mura perfettamente conservate, sopra cui si può accedere al
camminamento ed il torrione centrale, contente (forse) una sorta di museo.
Nella stessa area sorgono una cappella e soprattutto il palazzo con tanto
di museo sulla guerra.
Il monumento è veramente ben tenuto e merita una sosta.
Si riparte, altre vallate, altri fiumi, altri impianti eolici, purtroppo
altre zone reduci da recenti incendi.

Ancora verso est fino a Vila Pouca de Aguiar, poi la N2 Per Vila Real, la
E82 fino ad Amarante, dove ci incasiniamo leggermente e scegliamo di
arrivare a Porto di statale invece che di superstrada. Madornale errore,
un paesino via l'altro, un semaforo via l'altro, quasi una coda unica.
Entrati in città ci intorcigliamo un po' per cercare la via dell'albergo,
ma perdendo poco tempo riusciamo a trovarla.
La via è buona, Via Santa Caterina, leggermente fuori dal centro città, ma
basterà l'indomani proseguire lungo la stessa strada per arrivare al
centro.
La sera mangiamo in un ristorante adiacente l'albergo, siamo stanchi e la
“tristezza” della zona non induce a fare strada.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425860
17 agosto 2007 – Porto (P) (Km 0)
Oggi giriamo a piedi, armati di guide e macchine fotografiche, per
immortalare la seconda città del Portogallo.
Per la prima volta, in pratica, siamo circondati da turisti che non siano
locali o locali emigrati in Francia, appena entrati nella zona del cent ro
la città è parsa piena di vita, incasinata ma scorrevole, divisa fra la
tristezza delle molte case abbandonate o diroccate e le costruzioni
moderne o storiche.
Lungo la via che ci porterà alle cantine del vino Porto al porto di Porto
, ci imbattiamo in un tipico esempio di arte Portoghese: la chiesa Capela
de Almas (o di Santa Caterina) una chiesa con le facciate rivestite di
azulejos, mosaici di mattonelle di ceramiche dipinte generalmente in blu,
che raffigurano scene che possono essere sia sacre che profane a secondo
del luogo in cui sono collocate.
Poco più avanti si trova il cafè Majestic, famoso ad inizio novecento per
essere luogo di ritrovo degli intellettuali importanti, riaperto da poco
con gli interni riccamente stuccati restaurati.

Giriamo per l'immensa piazza del municipio, lunga almeno 4 blocchi, con
l'edificio comunale a presidio della stessa, qualche albergo di lusso,
sedi di banche, ecc.
Passiamo per la stazione, decorata con azulejos pure lei, e poi decidiamo
di visitare la torre dos Clerigos, dove dopo 225 scalini, si raggiungono i
76 metri di altezza (rispetto alla base) e si ha una vista stupenda su
tutta la città. E' anche famosa per avere non so quante campane pronte a
festeggiare il passaggio delle ore con bronzee sinfonie, “purtroppo”
scendiamo prima che possa accadere.
Mi son dimenticato di dire che Porto è una città con un ricco dislivello
altimetrico fra la zona lungo il fiume e la zona nuova, dove risiede il
nostro albergo, quindi preparatevi a scarpinare fra scali-scendi...
Proseguima la discesa verso il fiume e deviamo per la Cattedrale, che
dalla sua collinetta, si erge quasi solitaria a proteggere la città.
Attraversiamo un ponte ed arriviamo a Vila Nova de Gaia, e andiamo a far
visita alle cantine del Porto.
Visto che l'ora è giusta, ci fermiamo in un ristorante fashion high-tech
con vista fiume che pare la carrozza di un treno americano anni '30,
quelli tutti di scintillante alluminio, fra l'altro è gestito dalle
cantine Coleman. Non mangiamo male, si spende più che in provincia ma è
normale.
Co me
al solito prendiamo l'impegno serenamente e con calma, quindi usciamo che
son quasi le quattro. Proseguiamo il giro ma non troviamo l'ispirazione
per visitare nessuna delle cantine, alla fine veniamo “abbordati”
dall'imbonitore delle cantine Vasconcellos ed entriamo. Il tour, dove ti
spiegano (più o meno) la produzione del porto duro una decina di minuti,
loro sono una cantina piccola rispetto alle altre, con una produzione
puntata sulla qualità, e non ultima una delle ultime in mano ad una
famiglia portoghese. Il momento dell'assaggio è triste, almeno per me, è
un vino che proprio non riesco ad apprezzare, l'unica variante che
vagamente potrei bere è l'Half Dry che somiglia alla lontana al nostro Vin
Santo, del quale comunque non sono un estimatore. Non acquistando nessuna
bottiglia, paghiamo i 2 euri a testa della visita/degustazione e iniziamo
il rientro.
Ripassiamo il ponte ed andiamo sul lungo fiume dell'altra sponda la
“Ribiera”, una zona vitale (come tutto il lungoduoro) e fascinosa, con
tanta gente, locali, ed enoteche.
Riconquistiamo la salita e pian piano l'albergo.
Siamo sfatti, l'indomani decidiamo di partire per la zona montuosa del
Serra de Estrella, quindi torniamo dal solito ristorante e poi a letto
presto.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425862
18 agosto 2007 – Porto (P) – Seia (P) (Km 248)

Il
trasferimento di oggi ripercorrerà, a ritroso, la strada che le botti del
vino porto – in origine – facevano per arrivare alle cantine della città,
infatti i vigneti non sono adiacenti la stessa, ma sono un centinaio di
chilometri da porto, e le botte viaggiavano lungo il fiume su delle
chiatte da trasporto, poi negli anni '60 fu eretta una diga lungo il fiume
ed allora sono passati ai meno caratteristici camion.
I primi chilometri lungo il fiume sono tristi, paesaggi lugubri, belle
curve ma asfalto assassino, poi passata la diga il verde si rifà bello,
rigoglioso, padrone, e la strada non più straziata dal traffico ti fa
andare, viaggiare, sempre ricca di curve, saliscendi, scorci panoramici da
gustare.
Seguiamo la N108 fino a Ribadouro, poi passiamo il fiume e prendiamo la
222, un numero evocativo per chi risiede in Toscana visto che è lo stesso
che contraddistingue la Chiantigiana (che da Firenze porta a Siena), si
vede che nella cabala
sto
222 deve indicare la strade dei vini.
Accorgersi di essere entrati nella zona di produzione del Porto è
decisamente semplice, il verde rigoglioso dei boschetti fluviali lascia il
posto a colline completamente terrazzata e piene di vigneti.
In effetti la zona paesaggisticamente è meno interessante delle altre,
però non è male lo stesso.
Ci fermiamo a mangiare a Pinhao, dove in una piccola trattoria ci
sbafferemo una bella frittura di pesci di fiume e patatine, spendendo una
vera stupidata.
Ripartiamo satolli, seguendo la N323 direzione Meimento de Beira, dove poi
avremmo dovuto girare sulla N226 direzione sud, ma una deviazione ci fa
seguire sulla stessa strada
e
poi ci porta un po' a spasso per la zona, non siamo gli unici che non
capiscono bene dove andare, incrociamo infatti un gruppone di una decina
di motociclisti locali che alla fine si dimostrerà spaesata più o meno
come noi.
Il paesaggio si è fatto un po' più brullo, purtroppo ricco a momento di
aree bruciate, la strada si fa meno interessante ed alla fine raggiungiamo
la metà della giornata e casa per le prossime 3 notte: Seia.
La speranza che il paesone ricco di capannoni industriali ed un poco
triste e grigio non fosse in realtà la sede del nostro albergo, che sul
sito sembrava isolato nel verde, sfuma appena lo raggiungiamo al centro
del paese a mezza collina. Qualche problema con la camera degli amici, poi
decidiamo per la cena nella struttura, uno sguardo veloce su internet e
decidiamo che domani, durante il periplo del Serra de Estrella ci
guarderemo a giro per cercare una sistemazione migliore. La cena non è
male, la cucina più ricca e pesante del resto del Portogallo, “micidiale”
la Fajolada, un'esperienza comunque da provare.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425868
19 agosto 2007 – Seia (P) – Seia (P) (Km 72)

Oggi
periplo del gruppo de Estrella, quindi una bella giornata di curve! :-D
Facciamo il giro in senso orario, dirigendoci verso Manteigas, dove
proviamo a cercare un sostituto al nostro albergo.
Dopo una sosta al bar, riflettendoci, decidiamo di accorciare la presenza
nella zona montuosa e fare un salto a Coimbra prima del rientro. Gelatino
e via, oggi staremo leggeri!
Ripartiamo in direzione della Torre, punto più alto del Portogallo
continentale, posto a 1993 mt slm, e dove è stata costruita una torre –
appunto – di 7 metri per portare la quota a 2000 tondi.
Per arrivarci attraversiamo una vallata glaciale molto bella, come del
resto sono stati tutti i paesaggi e le strade di oggi.
Fin dallo studio dei percorsi in Italia questa zona mi aveva interessato,
soprattutto un'indicazione “pocos de Inferno”, posto nei pressi questa
valle.
 
Lo cerchiamo, ed infine lo troviamo, con mia somma delusione: infatti,
avevo clamorosamente confuso “pocos” con “picos”, quindi al posto di un
mirabolante e maestoso picco abbiamo trovato le “pocos” che sono pozze,
formate dai torrenti di disgelo e sorgive, ecc.
Ripreso dallo shock lo sciocco (io) ripartiamo per la torre.
Lungo la strada attraversiamo una “foresta” di pietre tonde, oblunghe, che
in realtà abbiamo incrociato molte vole nel nostro soggiorno, foto di rito
e proseguiamo.
La Torre sorge su una specie di altipiano, brullo (come quasi tutta la
zona), con un impianto di risalita, un parcheggione, il classico centro
commerciale e – purtroppo – due radar dismessi della Nato che sonnecchiano
con le loro forme “aliene”.
E' anche l'unica zona dove incrociamo un po' di turismo.
E' ora di rientrare, gustandoci le ultime curve, paesaggi, laghi
artificiali, code per sagra di paese...
La sera, anche per via del ristorante dell'albergo chiuso, optiamo per
seguire le indicazioni di una guida è ceniamo al ristorante Regional da
Serra, da consigliare.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425870
20 agosto 2007 – Seia (P) – Seia (P) (Km 156)
Tour
dei castelli, probabilmente una delle migliori tappe di tutto il viaggio.
Seguendo i consiglio del mitico José, oggi punteremo su Belmonte, Sorthela
e Sabugal, tre paesi con castelli e/o ruderi da visitare.
Rifacciamo parte della strada di ieri passando da Manteigas, prima N339
dopo N232, poi proseguiamo lungo la valle del rio Amoreira(?), giungiamo,
fra una curva e l'altra, a Belmonte, dove visiteremo il castello,
ovviamente da fuori visto che è giorno di chiusura... vabbè. Arriviamo
lunghi anche per una manifestazione rinascimentale, finita la sera prima.
Strada in direzione Sorthela, al bivio prendiamo la N542 per il paese la
strada si allontana dalla civiltà e si avvia per il “nulla”, una
sensazione tipo “frittole, quasi 1500...” mi prende, ma il paesaggio al
limite del lunare inviata a proseguire.
La fortificazione è un po' nascosta dalla nostra direzione, il paesello
non è niente di che, seguiamo la stradina con indicazione castelo,
passiamo una torre con orologio ed arriviamo ad una cinta muraria molto
estesa.
Le mure, ben tenute, racchiudono in sé un villaggio praticamente intatto,
molto curato, con un paio di bar, un ristorane ed una scuola funzionante!
Girare le strette viuzze e guardare le basse costruzioni è un'esperienza.
Il maschio del castello non è riuscito a resistere così bene come il
villaggio, ma è completamente aperto, le sue mura percorribili, dalle
quali si dominano tutti i dintorni, e si gode di una vista ancora più
particolare sul paese.
Rinfrancati proseguiamo per Sabugal, dove, sebbene il
Castello è tenuto impeccabilmente, il paese è più triste. Ovviamente
giorno di chiusura anche qui. Però la struttura è veramente ben
conservata, pare pronta tutt'oggi a respingere assalti degli odiati
nemici.
Rientriamo verso l'albergo passando però da Linhares, paesino le cui
indicazioni (quale miglior villaggio medioevale) mi avevano attirato
all'arrivo in zona.
Mi incaponisco di voler passare su una strada interna, minore, pare una
buona scorciatoia, i primi chilometri sono una vera pacchia di curve. Mi
intreccio da solo, i segnali non sono più chiari, entro miseramente in
riserva.
Mentre tentiamo di ritrovare la fantomatica via troviamo un distributore,
in un posto dove non mi aspettavo nulla, faccio un po' di benzina e
trascino nel niente i miei compari.
Tenta e ritenta troviamo il bivio giusto, la strada non è messa peggio di
altre già percorse (vedi sanpietrino asfaltato poco e male con tante
buche), ma dopo poco scompare, per fare posto a qualche chilometro di
cantiere, allungo un po' il passo per non sentire le maledizioni di Pedro
e riusciamo a riguadagnare un po' di asfalto. La strada migliora, passiamo
“dentro” un impianto eolico e finalmente arriviamo al paese di Linhares.
E' uno spettacolo, tenuto bene, tutto lindo e pulito in attesa di essere
“sporcato” dalla festa che si sarebbe tenuta la sera.
Il castello è il meglio attrezzato fra quelli visitati, non è bello e
potente come Guimares, non è ricco come Sorthela, ma è l'unico ad avere le
passeggiate sulle mura protette, un percorso realizzato high-tech in ferro
e pietra, un accesso similare con tutti i comfort, due torri interne ben
tenute con bandiera portoghese d'ordinanza e quella europea che garriscono
al vento. Ovvia vista che domina tutta la vallata.
Rientriamo felici delle giornata, stasera il Regional ci vedrà ospiti per
la seconda volta...
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425874
21 agosto 2007 – Seia (P) – Coimbra (P) (Km 162)
Optiamo
per un trasferimento quasi veloce per Coimbra, abbiamo intenzione di
arrivare presto per scaricare i bagagli all'albergo è passare il
pomeriggio alla Serra do Buçaco e relativo Palazzo.
Il Palazzo di Buçaco nasce come palazzo reale, uno degli ultimi costruiti
ed abitati, convertito a hotel di lusso negli ultimi anni, si trova
all'interno di una foresta ricca di varietà ed alberi di alto fusto.
Disegnato da un architetto italiano è una costruzione molto particolare,
ricca di arabeschi ed azulejos, il parco circostante, a parte i comunque
interessanti giardini disegnati, è ricco di sentieri e cappelle sparse.
Percorrendo uno di questi, abbiamo raggiunto una sorta di cupolina di
osservazione, da cui si godeva una splendida vista sulla regione, compresa
la piscina termale del paese limitrofo. Usciamo dal parco, a pagamento un
euro per le moto – m'ero dimenticato – e adiamo al belvedere vero e
proprio, e quando arriviamo ci accorgiamo che il nostro eremo di
solitudine e vista era meglio. Da lì proseguiamo per la strada dei mulini,
una serie di curve nel sottobosco a mezza costa che dopo qualche
chilometro ti porta in quota e su una radura dove sorge una sorta di mueso
del mulino ed i resti (alcuni interi altri molto meno) di vecchi mulini a
vento.
Rinfrescati facciamo un salto a Luso (il paesino termale limitrofo) e poi
rientriamo verso l'albergo, dove ceneremo.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425877
22 agosto 2007 – Coimbra (P) (Km 0)
Coimbra è la terza città del Portogallo, famosa soprattutto per la sua
università, fondata nel 1290 fra le prime in Europa, il nucleo c entrale
era protetto da un muro di cinta con 12 torrioni, a tratti ancora visibili
e visitabili.
L'albergo scelto, il Dona Ines, si trova lungo il fiume Mondego, a poca
distanza dal centro cittadino, che, a Coimbra, si identifica quasi con il
centro universitario.
Anche qui i dislivelli sono interessanti, ci sarà da scarpinare!
Arriviamo al centro percorrendo Via Santa Sofia, che ci accoglie subito
con le sue chiese San Pedro, Graca e Carmo, che ci accompagnano fino al
palazzo comunale. Da lì inizia il centro storico vero e proprio, pedonale,
vivo.
La Chiesa di Santa Cruz, con il suo chiostro, indica la via da percorrere,
che ci porterà all'arco di accesso alla cinta muraria ed alla Torre de
Almedina, ove troviamo una mostra sul soggiorno a Coimbra di Cosimo III de
Medici, durante il suo viaggio per l'Europa che fece nel 1669.

Salutato il conterraneo proseguiamo nel giro delle mure e torri, ed
arriviamo alla Sé Velhas, la Cattedrale Vecchia, una magnifica e semplice
chiesa, in stile romanico, con il suo contiguo chiostro/museo, un edificio
che merita una visita approfondita.
Dalla piazza l'arrivo alla sovrastante zona universitaria è rapido, i
blocchi moderni dell'università sono stati costruiti sotto il regine, con
uno stile quasi littorio, e soprattutto demolendo gran parte del centro
storico. In mezzo a queste costruzioni c'è anche la Cattedrale Nuova,
chiusa al nostro passaggio, che da fuori sicuramente non aveva lo stesso
pathos della Velhas. C'è anche un importante museo, ovviamente chiuso ed
in corso di ristrutturazione, con apertura a data da destinarsi.
Interessante è invece il nucleo originale dell'università, sede storica
mai cambiata, con la Biblioteca Joanina (la più importante e grande in
stile barocco del mondo), la Sala dos Capelos, la Sala do Exame Privado,
ed una mini prigione universitaria...
Del
Castello che dominava la città rimane solo un piccolo pezzo di arco,
praticamente invisibile ai bordi dell'università di lettere.
Dovrebbe essere bello da vedere anche il Giardino Botanico, in chiusura
quando ci siamo passati noi.
Rientrando verso l'albergo è d'obbligo attraversare il ponte ed andare a
vedere (da fuori visto che ci stanno lavorando da qualche decennio) il
Convento de Santa Clara-A-Velha (vecchio) un edifico in stile gotico, del
1330, abbandonato per le continue inondazioni nel 1670, ora in corso di
recupero, con data di riapertura stimata nel 2008...
Il Convento di Santa Clara-A-Nova invece non ci ha attirato, e siamo
quindi ripartiti per l'albero, fermandoci però in una simpatica
pasticceria dove abbiamo provato una sorta di dolce tipo panettone ma
ricco di noci e dei “cannoli”, il tutto molto buono.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425880
23 agosto 2007 – Coimbra (P) – Salamanca (ESP) (Km 288)
Og gi
inizia il rientro, sempre su suggerimento di Josè, decidiamo di arrivare
velocemente a Salamanca per una visita della città.
IP3, E801, IC12, N234, E80, A25, sono questi i nomi delle strade che ci
stanno portando fuori dal Portogallo, la malinconia del rientro inizia a
farsi sentire, ci siamo girati la parte nord di questo paese, lasciandoci
tante cosa ancora da vedere come scusa per tornare.
La frontiera: siamo in Spagna.
N620, A62, superstrade, siamo a Salamanca, troviamo un albergo (della
catena Ibis) non lontano dal centro, ci sistemiamo e andiamo a fare il
giro del centro che sono quasi le 16,

La città ci è piaciuta fin dalla periferia, ordinata, pulita, tranquilla.
Avvicinandoci alla zona centrale la sensazione non fa altro che aumentare.
I viali sono in parte dotati di portici, consentendo una vivibilità tutto
l'anno.
La vera sorpresa inizia quando iniziamo a vedere la chiesa convento di San
Esteban, in una bellissima piazza con prospicente il convento di Las
Duenas. Uno scorcio magnifico, girandoci vediamo anche la massiccia
presenza della Cattedrale Nuova, che dall'alto domina tutta la città,
nostra prossima meta.
La Cattedrale è un imponente edificio a tre navate, con interni ricchi ed
un (o più non ho capito bene) enorme organo centrale, con una sorta di
zona speciale.
Particolarità della chiesa è che è stata costruita “sopra” la cattedrale
vecchia, più minuta, più scarna, secondo noi molto più intensa della
cattedrale nuova. Per accedervi si paga un biglietto, comprensivo del
chiostro e museo relativo.
Subito dietro si trova la vivissima zona dell'università, una bella zona
satura di giovani, pub, bar, internet point e tutta la fauna che di solito
popola queste zone. E' un susseguirsi di locali, tavoli, giovani, una zona
veramente attiva, tanti forse erano lì per Erasmus e molti locali forse si
stavano già organizzando per le attività universitarie di lì a cominciare.
Enorme anche il complesso dell'Università Pontificia, e in
contrapposizione il Palazzo delle Conchiglie, chiamato così per il
rivestimento delle sue pareti esterne.
 
L'attrazione per la quale ci era stata consigliata Salamanca era però la
Plaza Major, una grande piazza quadrata, caratteristica, in realtà una
sorta di “cortile” del fabbricato che la contiene, una costruzione a 4
piani, con i balconi a correre lungo tutto il perimetro ed un'infinità di
finestre, sempre con i portici al pian terreno.
Ci riposiamo, prendiamo un aperitivo e cerchiamo un posto indicato per la
cena.
Dopo una lunga ricerca, visto che per lo più erano ristoranti per turisti
con menù “internazionali” (e sinceramente di assaggiare una carbonare a
Salamanca...), troviamo il Casa Paca, uno goduria.
Assaggiamo il Prosciutto Iberico Gran Riserva, un formaggio stagionato
molto saporito, un gazpaco delizioso ma soprattutto un Cochillo Assado
(maialino da latte arrosto) che era una poesia! Il tutto accompagnato da
un rosso corposo a temperatura giusta e un bel sorbetto di limone e
champagne che ci sta sempre bene! Abbiamo speso quasi 50 euro a testa, ma
ne è valsa la pena.
Ci godiamo ancora l'aria di vitale gioventù che permea questa città mentre
rientriamo all'albergo.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425881
24 agosto 2007 – Salamanca (ESP) – Bujaraloz (ESP) (Km 603)
Penultimo
giorno di viaggio, oggi partiamo con l'idea di fare tutta autostrada, e
fare più chilometri possibili per avere più tempo l'indomani a Barcellona.
N620 e poi A1, ma dell'autostrada ci siamo già stufati verso Burgos,
satura di francesi o presunta tali che tornavano a casa, sotto una
pioggerellina fetente, e per di più pagando per avere le stessa strada di
una superstrada.
Decidiamo di passare sulla statale parallela, vuota, nuova, dritta, la
N232 che ci accompagnerà fino a Zaragoza.
Sono quasi le 19, passiamo la città e decidiamo di fermarci un po' più in
là.
Quando ripartiamo dalla sosta distributore a pochi chilometri si è appena
verificato un incidente abbastanza grave, tutti gli automobilisti ci fanno
cenno di tornare indietro. Ci ributtiamo controvoglia sull'autostrada A2,
con un tracciato che si tiene più a nord di quello che volevamo fare,
portandoci in una zona abbastanza desertica, senza nulla.
Sono quasi le 21 quando troviamo un Hostal decente, una sorta di locanda
di posta moderno all'americana, un parcheggio camion enorne, cena a buffet
libero (non un gran che come qualità ma potevi veramente scoppiare se
volevi), e personaggi degni di un film. Però c'era il wi-fi gratuito.
Foto
zav1974.smugmug.com/gallery/3425883
25 agosto 2007 – Bujaraloz (ESP) – Barcellona (ESP) (Km 229)
Arriviamo
a Barcellona seguendo tutta la N-II, i paesaggi in questa zona interna mi
ricordano i western, e forse qualcuno di quelli italiani è stato girato
qui.
Prima di Lleida la statale si trasforma in una superstrada che ci porta
velocemente alla meta.
Su consiglio di conoscenti andiamo a mangiare al Merendero della Mari al
porto vecchio, un ristorante con un enorme dispiegamento di tavoli sotto
gli ombrelloni proprio sulla marina della città, costoso ma simpatico.
Ci siamo stati pochissimo a Barcellona, giusto quattro passi dopo mangiato
per il lungomare, però l'impressione è stata veramente positiva,
movimento, allegria, tutto sommato pulizia.
Ma l'imbarco chiama.
La prima esplorazione della penisola Iberica è stata interessante,
bisognerà tornarci!
Marcello [zAv¡]
marcello@biomototurismo.it

|