Volterrana, la Strada del Mare per i motociclisti toscani.
E non solo perché finisce sul litorale, ma perché racchiude in se il meglio che si possa desiderare: curve e paesaggi, curve e paesaggi.
Collega due importanti arterie come la Cassia e l'Aurelia.
E lo fa in grande stile.
Lungo i suoi serpeggiamenti si trovano mille occasioni per fare anche delle belle deviazioni.
Volterra, da cui trae il nome, ma anche San Gimignano, solo per citare le due più famose.
Però, come sempre accade, di piccole deviazione ce ne sono tante.
Mi soffermo su quella che mi ha attirato sempre più di tutte le altre.
Dopo pochi chilometri da Colle, in direzione mare, si scollina dopo il paese di Campiglia dei Foci e si perde rapidamente quota, con qualche tornante, per poi percorrere un breve rettilineo e inerpicarsi ancora lungo un'altra collina. Appena si scollina, dicevo, l'occhio percorre libero la vallata e non può fare a meno di posarsi su una chiesetta che riposa sul declivio, con sguardo rivolto ad un bosco.
Si percorrono i tornanti e metà rettilineo, poi il cartello marrone ci svela il nome della chiesa: si tratta della Pieve dei Santi Ippolito e Cassiano a Còneo.
La deviazione parte subito sterrata, facile, ma alla prima salita si trova un cartello che invita gentilmente a proseguire a piedi fino alla pieve.

 


Parcheggio in mezzo ad un campo e proseguo, inerpicandomi verso una rapida salita, che alla fine sarà di circa 500 metri, circondato da campi di un giallo intenso  ed ombreggiato dalle chiome dei pini marittimi che segnano la strada. (4 e 5)

 


La pieve e lì, tranquilla, probabilmente anche lei accaldata dall'accecante sole odierno, che gli occhiali da sole riescono solo a attenuare leggermente.

 


Come istruisce il cartello la Pieve è conosciuta fin dal X secolo, con vari rimaneggiamenti è arrivata sino ai giorni nostri, sottoposta inoltre ad una recente ristrutturazione.

 

 


Sfortuna vuole che il portone sia ben serrato, impedendo l'accesso allo “spoglio interno” e “le ricche decorazioni dei capitello”.
Peccato, non mi resta che apprezzare il panorama che si gode dall'intorno.

 


Come molte altre chiese ed abbazie, sia minori che più importanti, anch'essa risulta censita dal progetto “I Luoghi della Fede” promosso dalla Regione Toscana dal 1997 a 2000, nel cui catalogo appaiono qualcosa come 2000 chiese, abbazie, templi e sinagoghe, poi descritte e spiegate con più particolari in 25 volumi. Pensandoci bene un patrimonio enorme, ed è solo una delle venti regioni che formano il nostro inimitabile Paese.
Però, al cospetto del paesaggio, della pieve, del campo di ulivi che è stato impiantato poco oltre l'antico sagrato, del sole che batte come non mai, immagino più che l'immenso lavoro del censimento un bel pranzo campestre giusto sotto il riparo del bosco antistante la costruzione.
Tento di immaginare la destinazione della strada “vietata” che, scartata la pieve con una bella esse terrosa, si inerpica nel boschetto e prosegue oltre, lontano dalla vista.
Immagino il X secolo, quante persone potessero abitare nella zona adiacente, immagino il perché sia stata costruita questa pieve che si erge nel nostro nulla, ma magari un tempo una strada ben battuta.
Immagino per una volta tanto, a dire il vero sensazione non molto rara in queste zone, di essere parte di una cartolina vivente...
 


Qualche informazione in più
http://web.rete.toscana.it/Fede/index.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_dei_Santi_Ippolito_e_Cassiano_%28Con%C3%A8o%29

 

 

Marcello [zAv¡]

marcello@biomototurismo.it