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Parte con una lunga trasferta autostradale il viaggio che
ci condurrà fino alle rive del lago di Garda, a Torbole, l' ultimo paese
che a nord si affaccia sulle acque del lago, per poi passare a Limone sul
Garda. Ancora un po' di strada (tramite Merano) ci porterà nel paese di
Stelvio, alle pendici del celeberrimo e tortuoso passo, dal quale, tramite
il passo Passo dell'Umbrail e Santa Maria Val Müstair (Svizzera),
raggiungeremo Livigno e la Val Federia. Ancora emozioni al ritorno,
incontreremo il passo del Bernina, il passo del Maloja e S. Moritz. Lago di Garda
Torbole
Il delizioso porticciolo e la passeggiata sul lago sono adornati
di fiori e non mancano angoli dove appartarsi per contemplare la
magnificenza dei monti che si tuffano nelle acque placide del lago
(4,5,6). Anatre e gatti hanno allietato la nostra visita (7.8,9,10).
Passo dello Stelvio
Il giorno seguente ci dirigiamo verso il modesto paesino che ci offre un
momento di ristoro prima di affrontare la salita al passo e una splendida
panoramica sui monti soprastanti, incorniciati dalle abitazioni dal tipico
sapore nordico, con rifiniture in legno e decori a graffio intorno alle
finestre e sui muri esterni, ancora una volta ci sorprende la cura
maniacale che da queste parti si concede all'ambiente e alle abitazioni.
Le insegne sono in tedesco... (17,18)
Il Passo
Arrivati a Livigno per raggiungere il paese si attraversa un lungo e stretto
tunnel, che alla sua conclusione apre la vista al lago che precede
l'abitato e la vallata.
Tali agevolazioni furono concepite a causa degli enormi disagi che fino a poche decine di anni fa (e in parte tutt'oggi) affliggevano l'isolato centro urbano, ovvero freddo tremendo per molti mesi l'anno accompagnato da copiose nevicate per almeno ¾ dell'anno, da cui derivava l'impossibilità di contatti con l'esterno di questa vallata oltre che l'impossibilità di praticare qualsiasi tipo di agricoltura, si comprende come le condizioni di vita (fino a ben oltre il dopo guerra) fossero durissime. Ma l'arte dell'ingegno ha aiutato questa popolazione a sopravvivere con il poco che gli veniva offerto, si facevano provviste di generi alimentari quando il clima permetteva un po' di raccolto e la pastorizia, si trasformavano le erbe in unguenti e medicinali, mentre durante l'inverno ci si cibava delle carni grasse e nutrienti delle marmotte.
Se si alza lo sguardo dalle vetrine cittadine ci si accorge che la vallata è chiusa da alte vette praticamente su tutti i lati, il verde domina sulle casette in legno e sembra che il cielo si affacci appena a curiosare dentro la valle (29,30,31,32,33).
Val Federia
Accanto al paese si svincola un'altra vallata, la Val Federia, sui quali prati nei mesi caldi si portavano le bestie a pascolare.(35,36) Sono qua presenti le vecchie baite con le doppie pareti in legno, nella cui intercapedine veniva pressata la paglia cosicché funzionasse da isolante termico, mentre i tetti sono ancora in pietra o legno (alla faccia della bio-architettura!)(37). In questi isolati edifici non arriva la corrente elettrica e d'inverno sono completamente isolati dal resto del mondo, la neve qua cade cosi' abbondante che risulta impossibile anche spalarla dai sentieri e dalle strade.
La fauna presente è la tipica alpina, si può avvistare lo stambecco, il cervo, i grandi rapaci, le immancabili marmotte (38,39,40,41,42,43,).
Tra le tante credenze popolari che sopravvivono in questa valle ce n'è una che racconta delle anime dei moribondi, ogni abitazione ha una piccola finestrella che viene aperta quando il trapasso del malato è ormai imminente, in modo che l'anima del povero possa abbandonare la vita terrena e liberarsi definitivamente tramite questa piccola apertura (44). Mentre si può vedere ancora come si preparavano anticamente le erbe officinali (45) si possono ammirare paesaggi, natura e abitazioni incantate e bloccate al tempo di cento anni fà (46,47,48)
Per il rientro ci attende, dopo il rientro da Castasegna/Chiavenna, la parte ovest del lago di Como fino alla città lacustre, per poi rientrare sul veloce e lungo nastro d'asfalto che ci riporterà alle nostre terre natie.
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Leonardo [Leofalco]