Il giro è sempre lo stesso, deciso nei meandri della mia
storia, immutabile, fedele a se stesso quasi fosse un pellegrinaggio.
Regolare, anche se purtroppo non annuale.
La “partenza” (relativa visto la distanza che mi separa) è sempre la Val
Camonica.
Raggiunta, dopa una partenza mattiniera, Ponte di Legno possiamo
dedicarci con tutto il tempo necessario all'ascesa del Passo Gavia, il
primo della lista.
Si costeggia per un tratto il torrente Frigidolfo, collettore delle
acqua del disgelo della Valle delle Messi, fra il passo stesso e il
Corno dei Tre Signori, su una larga strada che non pare l'impervio
cammino descritto dai più.
Sensazione che dura poco, il tempo di fare i primi tornanti larghi, di
passare il bivio per Pezzo, dopo di che la SS300 si restringe e diventa
la quasi monocorsia che tanto riesce a farsi amare. Fra l'altro non è
neanche passato molto tempo da quando questo versante non era nemmeno
asfaltato...
Sotto quota 2000 è quasi un sottobosco, un budello che si divincola fra
le piante verdi, aprendosi al magnifico panorama solo in occasione dei
tornanti.
Ma poi di alberi non ve ne sono più, solo scoscesi verdi e morbidi prati
ricoprono gli impervi declivi che si costeggiano durante la salita.
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Se la stagione è appena cominciata la neve copre ancora abbondante i
lati, altrimenti si mantiene in quelle zone più protette dai raggi del
sole.
Stretta, serpeggiante, brulla, lunare, non dovrebbero essere aggettivi
relativi ad una strada che ti conquista, ti ammalia, ti invita a
rallentare al massimo per goderti ogni centimetro di salita che
percorri.
Sassi, ciuffi d'erba, un po' di bianco, i tunnel, poi il lago Nero, le
vetta si sta facendo via via sempre più vicina.
La neve aumenta, i tratti palustri accanto alla striscia di asfalto
anche.
Infine le case che segnano l'arrivo si mostrano dall'ultima curva e,
purtroppo, il passo è già conquistato. |
Sosta al rifugio con il mitico barometro “a corda”, fotografato quanto e
forse più del cartello stesso, ma soprattutto visione dell'altro lago
che si trova lungo la strada: il Lago Bianco.
Anch'esso di origine glaciale, si lascia ammirare in tutta la sua
bellezza, con le sue zone di colore che variano dal blu notte al verde
chiaro al bianco, che indica la parte sommersa dei mini-iceberg che si
formano con il disgelo.
Inizia anche la discesa verso Bormio, ed un altro torrente ci
accompagna, in formazioni dall'altipiano, il torrente Gavia. Entriamo
anche nel Parco Nazionale dello Stelvio.
La discesa su S. Caterina Valfurva, notissima località sciistica, è
molto più rapida e veloce, per via di una strada più larga e regolare.
Nonostante la bellezza del paesaggio ed alcuni scorci veramente da
cartolina però continuo a subire più il fascino dell'altro versante.
A S.Caterina un altro torrente, questa volta il Frodolfo, ci accompagna
nell'ultimo tratto di statale, larga veloce e lineare, fino a Bormio.
Passata rapidamente la cittadina Valtellinesi, le ruote di distendono
verso sua maestà lo Stelvio.
Ed anche questa volta un altro torrente ci accompagnerà lungo la salita,
il Braulio.
Passate le ultime case di Bormio si trova subito il primo tornante,
molto lungo, che riporto al suo centro il cartello con la dicitura
“tornante n. 40”, se abbiamo voglia e mente possiamo iniziare con il
conto alla rovescia.
Si passano i bivi per Livigno e la Valdidentro, per le terme, poi la
strada inizia ad arrampicarsi con le sue serie di tornanti in rapida
successione, un breve rettilineo, od una umida galleria, ed ecco la
serie successiva che si presenta. Poi si placa per un po', fa ammirare
lo spettacolo naturale della vallata, il fianco della montagna che porta
inciso il percorso del gruppo di tornanti ancora da percorrere.
Sei completamente immerso nel suo ambiente, nel suo spirito, scruti il
cielo cercando i rapaci che abitano il parco ma oggi non è giornata. Ci
si accontenta dello spettacolo offerto dai vari torrenti che esplodono
in nubi bianche gonfie di gelida acqua sull'altro versante della valle.
Si trova anche una parte del tracciata originario con i suoi strettissi
tornanti, attorcigliati su se stessi quasi fossero un cima arrotolata.
Fortunatamente, o sfortunatamente dipende dai punti di vista, nel tempo
la strada è stata leggermente addolcita.
La strada si pareggia in leggera salita per un po, lungo una sorta di
altipiano che ci porta lungo una dolce vallata fino al bivio per il
passo Umbrail ed il confine con la Svizzera.
Tornante quasi sulla sbarra doganale e ci prepariamo per gli ultimi
chilometri della Statale 38, ormai è quasi finita anche questa salita.
L'ultimo tratto di vallata è ancora ampiamente presidiata dalla neve, e
gli occhi sono quasi abbagliati dal bianco delle nevi perenni anche in
una giornata bigia come oggi.
Si riconoscono da lontano le costruzione del passo, siamo arrivati, non
prima di trovare che gli ultimi quattro tornanti sono stati tagliati via
dal percorso da una nuova variante.
Fra l'altro non hanno ancora spostato il vecchio cartello del passo
ricco di adesivi provenienti da tutto il mondo.
L'atmosfera che si respira al passo è sempre speciale, sempre uguale ma
che rinnova ogni volta le sensazioni che ti travolgono dentro.
La vista sul versante Alto Atesino è sempre piacevole, con la strada che
corre a valle come se fosse incanalata in un labirinto imploso su se
stesso.
I tornanti a scendere sono meno, molti concentrati nel primo tratto di
strada sotto il passo.
Sono però più stretti ed in pendenza, quindi si consiglia maggiore
attenzione soprattutto se capita di incrociare veicoli che stanno
arrancando in salita.
Stranamente un altro torrente si accosta e ci accompagnerà fino al fine
della strada, il torrente Trafoi.
Questo versante del passo, visto che la strada pare scendere di quota
più velocemente nel primo tratto, è molto più ricco di vegetazione, i
colori che si ammirano nelle varie stagioni sono più vari e numerosi.
Visto che il sole ci batte per meno tempo capita che questa vallata sia
più fredda.
Arrivati a Prato alla Stelvio non rimane altro che scegliere dove
continuare ad allietarsi gli occhi, verso il Resia o verso Merano.
Si può costruire facilmente un anello, di pura bellezza e divertimento,
considerando anche il passo della Palade (che da Foresta sale al passo
Mendola) ed il Mendola, passando per la Val di Non ed il Tonale,
richiudendo quindi a Ponte di Legno.
Altrimenti si potrebbe proseguire verso Merano e Bolzano e perdersi in
una qualsiasi delle strade che partono lungo i fianchi di queste
meravigliose montagne.
Per quest'anno la voglia di tornare sulle vette del Cuore è stata
placata, speriamo non si debba aspettare un altro anno per godere di
questo Balsamo per lo Spirito.
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