Il sangue scorre sul piccolo altopiano racchiuso tra una corona di monti ed un piccolo colle, il silenzio adesso rotto solo dal gracchiare di corvi regna sovrano, spentosi da tempo il clangore delle armi sfumato nel lamento dei feriti sparsi sul campo tra i cumuli di morti.
La nera Signora ha ottenuto il suo macabro tributo.
Il sole al tramonto porta via con se l’anelito vitale di migliaia di uomini spirati tra le braccia della calda estate per un inutile scopo, come inutili si sono sempre rivelati e sempre si riveleranno gli obiettivi perseguiti con la giustificazione delle armi.
La piccola ed ambiziosa cittadina adesso è padrona di questo territorio costatole la morte dei suoi uomini più valorosi, deceduti massacrando altrettanti uomini valorosi e che a ben altro destino potevano essere affidati, altre battaglie altre carneficine le toglieranno questo dominio come lo toglieranno ad altri ed ad altri ancora.
Qui ed altrove su questo piccolo scoglio planetario vagante ai confini della via Lattea, fino a che l’uomo non troverà pace, sempre che pace possa esistere per la sua atavica indole assassina e per la sua insana sete di fittizio potere.
Le Sue doti divinatorie considerate onniscienti conoscono invece limiti, il Tempo in cambio delle Sua amicizia Le ha imposto un limite, non infierirà su di Lei ma Lei non potrà vedere l’evolversi del suo progetto oltre un certo limite ben definito, oltre una certa data secondo il modo di pensare del bipede regnante sul mondo e pesantemente sottoposto alla devastante furia del Tempo al quale non ha mai voluto assoggettarsi.
Mai lo stupido e fragile essere ha voluto riconoscere poteri diversi dai suoi, mai ha inteso accettare la presenza di Forze assolute a lui parzialmente incomprensibili ma regnanti nell’universo e irremovibili giudici del suo destino come di tutto ciò che può osservare.
Mai, se non nella rovinante e cieca furia omicida indirizzata verso quei pochi che di queste Forze si sono fatti messaggeri, colori i quali di queste forze hanno riconosciuto il Potere e ne hanno tratto i benefici destinati anche a chi avrebbe avuto la volontà di ascoltare il chiaro messaggio.
Solo con la tenebrosa potenza della superstizione e della paura è stato possibile tenerli a bada, a volte, non sempre; spesso solo la fuga ha salvato il loro corpo dalla atroce punizione al quale la follia umana le ha destinate, dopo che ha perso la strada imboccata dalle prime civiltà sorte sulle fondamenta della scienza e delle Arti nel rispetto di quelle Divinatorie: il rogo.

Gli occhi del falco sono i Suoi mentre sorvola il campo di battaglia assorbendo avida gli ultimi bagliori solari, risale preciso le correnti ascensionali per raggiungere e superare i picchi più alti dei monti, per osservare dall’alto quel paesaggio che ben conosce ma che ogni volta diverso si presenta ai suoi occhi.
Occhi antichi che ricordano le immobili e scure acque che un tempo tutto ricoprivano arginate dalle pendici possenti dei monti poste a protettivo baluardo del magico diamante tra esse incastonato, millenni fa defluite a causa di tremendi sconvolgimenti liberarono il verde altopiano dalla loro pressione consentendo al verde dei prati di rivaleggiare con l’azzurro del cielo quanto a bellezza, superandone senza timore la magnificenza durante i giorni della colorata fioritura.
Oltrepassa, giocando con i complici venti, le cime brulle per osservare i segreti celati e ricordare episodi incatenati ad un remoto passato ed a uno stolto presente, per gettarsi estasiata nelle fredde acque del lago nascosto tra le frastagliate guglie abbandonando il falco alla sua caccia ed approfittando della primitiva coscienza di un piccolo rosso crostaceo.
Quanta paura intorno a questo tranquillo ed innocuo specchio di acqua, quante inutili morti atroci tra chi aveva la sola colpa di cedere alla curiosità, al senso della scoperta, all’amore per la natura e la sua grandezza creativa, ma la follia dell’ignoranza non lascia scampo, come ben lasciano ad intendere i muri a secco che dividono il lago del mondo degli uomini e la sinistra forca posta a triste ammonimento all’inizio del sentiero che qui conduce.
Nessuno ha mai trovato la sua fine in questo lago, nemmeno quel procuratore Romano di cui tanto si vocifera…Roma, quanto splendenti erano i giorni dell’ Impero prima dell’avvento del terremoto che ne scuote le fondamenta e della paura che punta il dito contro l’incomprensibile.
Ricorda, nuotando nelle accoglienti azzurre acque, la tristezza della fuga verso la protezione delle imponenti montagne non più saggia guida devota alla grandezza del Regno teso alla civilizzazione del mondo ma bersaglio della nuova follia che sgretola il mondo ingentilito e ne condanna le sorti al buio futuro che ne sarebbe seguito, Barbarie.
Cosciente era del futuro vivido nelle Sue visioni, ma ancora giovane e strenuamente convinta della suo possibile correzione rischiò di pagare con la vita la Sua stoltezza, il domani non si cambia, quello che il Tempo avrebbe permesso la cecità umana aveva negato con fanatico vigore, condannandosi per i secoli a venire.
Forte il morso della fame nel Lupo che osserva il Capriolo abbeverarsi alla pozza, risorta dal lago bramosa ne sposa il furore fisico che attacca la preda sfogando la sua rabbia animale evocata dal ricordo delle profonde ferite a Lei inferte a mai veramente rimarginate, per poi punirsi di tanto rancore assassino avvolgendosi del terrore leporino in fuga dagli occhi attenti del falco in infallibile picchiata.
Adesso è di nuovo se stessa, in piedi davanti al suo antro ricavato sulle montagne, ben poca cosa rispetto all’ imponente Santuario che un tempo abitava, assaporando gli ultimi raggi di sole che le carezzano lievi la delicata pelle,
Sola come da sempre e per sempre, bella come bella può essere colei che nell’uomo incarna le forme più desiderate e voluttuose, dannata come dannata può essere colei che mai amore ha ricevuto ma solo oggetto di brama di possesso cupidigia, odiata come odiata può essere chi è padrona del Potere della conoscenza e amica del Tempo, temuta, rispettata, mai amata.
Ancora una volta, testarda, osserva lontano, fino a quel limite invalicabile che il tempo le ha imposto, avanti nei secoli in una visione sempre più frammentata, parziale, quasi illeggibile, fino a quel giorno, unico particolare vivido in un indecifrabile caleidoscopio di colori: abbagliante il sole sui monti ammantanti di soffice neve, la regale corona che cinge la pianura si staglia lussuriosa contro il cielo profondamente azzurro, sul piano sconosciuti cavalieri senza insegne in sella a metallici e rumorosi destrieri percorrono la via che si fa largo tra la morbida e fredda bianca materia.
L’ emozione e non la cupidigia guida il loro errare, la felicità riempie il loro sguardo al cospetto dei monti, il timore non adombra il loro cuore, ne la brama di conquista, rifuggono la superstizione, si vestono di cultura e civiltà, cercano la comprensione consci della propria ignoranza intesa come stimolo per la conoscenza, si fermano infine al limite del Suo dominio, osservano con occhi profondi le Sue terre, cercano la Sua presenza ne richiedono la manifestazione.
Forse essi sanno, forse essi sono qui per ricominciare, per riportare le Arti Divinatorie nel loro giusto posto ne mondo, per liberarLa dal giogo della solitudine e per restituirle il posto che le compete, alla guida della civiltà….
Ma il Tempo è beffardo, la visione si interrompe bruscamente ancora una volta, poco prima che l’arcano sia svelato, poco prima che Lei possa vedere, comprendere il suo futuro, perché sà che da li tutto cambierà, da quel tempo in avanti tutto sarà diverso. Piange la Sibilla lacrime di felicità , perché da quel momento in poi lei sarà libera, perché da quel preciso istante nessun più ne avrà paura , di nuovo tra la gente, di nuovo il calore umano e forse, forse non più sola attraverso le vicissitudini della Vita.


Risuonano tamburi e squilli di trombe, araldi e cavalieri invadono quello che da oggi sarà ricordato come il Piano Perduto, perduto da Norcia la cui potenza militare si è infranta sulla eroica irruenza dei soldati avversari, oggi 22 luglio 1522 A.D. Visso è padrona del Piano dei Sibillini.

 

Gabriele [freevax]

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