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"Deh,
quando tu sarai tornato al mondo,
e riposato de
la lunga via",
seguitò 'l terzo spirito al secondo,
"Ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che 'nnanellata pria
disposando m'avea con la sua gemma".
(Purgatorio V, 130-136)
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E’ una storia d’amore tragica quella di Pia de’Tolomei, sospesa tra
fantasia e realtà, della quale oltre alla celebre citazione nel canto del
purgatorio della Divina Commedia Dantesca, si trovano molteplici tracce
nella secolare tradizione popolare di quelle terre incastonate tra Siena e
Maremma che ne vissero le ipotetiche gesta per terminare ai giorni nostri
con una appassionata canzone recentemente dedicatale da una sua moderna e
roccheggiante concittadina, Gianna Nannini.
Nobildonna Senese, Pia intreccia ben presto il suo destino con quello del
bello quanto rude, ma a tratti gentile, signore del Castello di Pietra
roccaforte Senese nel cuore della Maremma, Nello di Inghiramo
Pannocchieschi, capace condottiero e abile politico spesso impegnato in
quelle campagne militari che contraddistinguono l’irrequieto periodo
storico che vede contrapposte la Signoria Senese con quella Fiorentina e
assiste alle sanguinose lotte tra Guelfi e Ghibellini delle quali anche un
giovane Dante fu protagonista.
Il
contesto storico all’interno del quale la leggenda nasce e si esaurisce
merita un breve approfondimento che risulterà sicuramente superficiale
data la complessità politica che contraddistingue questo periodo medievale
ma che può contribuire a far comprendere meglio il periodo storico ma
anche le zone geografiche direttamente interessate.
La nascita delle fazioni di Guelfi e Ghibellini si ha in Germania nella
prima metà del XII secolo quando alla morte di Enrico V e in assenza di
eredi diretti si contrapposero la Casa di Baviera e quella dei Duchi di
Svevia aventi indirizzi politici assolutamente opposti, la casa di Baviera
si schiera a favore dell’ingerenza Papale nella speranza di un sostegno
diretto alla propria politica mentre quella di Svevia non accetta tali
interferenze nella politica dell’impero.
Il ramo cadetto dei Duchi di Baviera denominato Welfen si scontra quindi
con quello dei Waiblingen (nome derivato dal Castello omonimo origine del
casato Svevo), ma a prescindere dalla connotazioni politiche le lotte
risultarono quasi esclusivamente causate dalla incerta successione
dinastica che da una effettiva volontà di legittimare l’interferenza
Papale, quello che però a noi interessa è la nascita dei termini noti come
Guelfi e Ghibellini che dalle due fazioni sopraelencate trova precisa
origine grazie alla trasposizione linguistica dei termini.
Il conflitto tra Chiesa ed impero coinvolge Feudatari e Comuni tesi ad
ottenere favori dall’una o dall’altra fazione in caso di supremazia,
Firenze in questa situazione si dichiarò Guelfa perché già sostenitrice di
Matilde di Canossa e del Papa della scomunica sia per il contrasto con
Pisa dichiaratamente Ghibellina, ma la valenza politica degli scontri
servì ben presto a giustificare lotte intestine di potere anche
all’interno della stessa città tra famiglie e fazioni assetate di potere e
di sangue, Siena invece sposa la causa Ghibellina accogliendo tra le sue
mura gli esuli Fiorentini di tale fazione e godendo del sostegno
dell’impero.
Lo scontro tra le due città si risolse infine a favore della Guelfa
Firenze dopo che primato militare Senese trovò la sua massima espressione
con la vittoria la battaglia di Monteaperti del 1260, ad iniziare dalla
quale prese in via anche il suo declino causato anche dalle conseguenze
economiche derivate dalla immediata scomunica Papale inferta ai Senesi,
declino che terminerà con la sconfitta di Colle 1269 che sancì la
definitiva supremazia Fiorentina sulla Toscana
Le lotte inziate nel 1100 si trascineranno con alterne motivazioni fino ad
oltre il 1350 coinvolgendo le città Toscane in battaglie famose quanto
sanguinarie come quella di, appunto, Monteaperti, Campaldino in Casentino
o Montecatini.
Ma torniamo alla Pia e alla sua leggenda, se sulle sue ipotetiche origini
e la sua giovanile esistenza le varie versioni trovano un comune accordo è
sulla sua fine che le versioni invece ampiamente discordano e la fantasia
si sovrappone alla leggenda in un inestricabile intreccio, sarà comunque
il Castello di Pietra a vedere la sua prematura fine.
Non è chiaro infatti se la Nobildonna perita per volere del marito Nello
si sia resa colpevole di adulterio tradendolo con un suo amico
durante una delle tante campagne guerriere, e se
effettivamente il tradimento si sia consumato oppure la cieca gelosia del
Pannocchieschi sia rimasta sorda alla voce della verità influenzata dalla
volontà di vendetta dell’amante sdegnosamente respinto, o la sua scomparsa
si sia stata richiesta dalla fredda e cinica logica delle alleanze che
voleva sposo il Nello ad una esponente di una potente famiglia: Margherita
Aldobrandeschi.
La stessa modalità della sua morte risulta controversa,
gettata dalla rupe del castello detta “della Contessa” dallo stesso Nello
anelante la mano di Margherita, oppure morta di stenti e di malaria
rinchiusa nel castello eretto in una terra aspra ed ostile dove la
bonifica da paludi e malaria non sarebbe arrivata che tra molti secoli.
Oltre ai luoghi già citati nel complicato intreccio, probabilmente più per
errata attribuzione che per effettiva storicità, si inserisce anche un
ponte romanico ricostruito in epoca medievale noto appunto con il nome di
“Ponte della Pia” e dal quale si narra abbia avuto inizio, con il suo
attraversamento, il viaggio di Pia verso la sua ultima e malsana dimora.
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| I ruderi del Castello di Pietra |
La rupe della Contessa |
Il ponte della Pia |
Quello che però a questo punto più interessa in questo
contesto descrittivo è il suo inserimento in un percorso turistico
assolutamente entusiasmante dal punto di vista storico e paesaggistico ma
anche da quello meno nobile della guida motociclistica sulle orme della
nobile e sfortunata Madonna Senese che prende il suo avvio proprio dalla
città dal Palio per raggiungere rapidamente nei pressi di Rosia sulla SS73
i resti del Ponte della Pia per poi incunearsi sinuosa in terra di Maremma
fino a Roccastrada da dove si raggiunge la zona di Gavorrano e i ruderi
del Castel di Pietra, Maniero di antica datazione prima possesso dei
Pannocchieschi e successivamente degli Aldobrandeschi e che ha
progressivamente perso importanza ed infine esser abbandonato venuta meno
la sua funzione militare.
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| Rosia |
Roccastrada |
Abbandonato da tutti meno che dalla eterna leggenda di una
triste fanciulla che inseguendo i romantici sogni d’amore giovanile si
vide imprigionata dal destino ad una serie di drammatici eventi che ne
vedranno la triste e prematura fine ma non la consegna della sua memoria
all’oblio e alla dimenticanza.
Gabriele [freevax]
gabriele@biomototurismo.it
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