Se da una parte questo ameno paese dell’Abruzzo non risulta essere ben conosciuto a livello turistico dall’altra esso vanta il primato di essere il borgo più fotografato d’Italia, primato che non evidenzia solo la quantità di fotografi che ne hanno immortalato le strette vie ma anche la qualità dei Maestri che qui hanno trovato ampia ispirazione.

Sono infatti nomi illustri come quello di Cartier-Bresson, o di Giacomelli e Scianna per citarne alcuni, quelli che hanno impressionato sui loro negativi, facendola conoscere a tutto il mondo, l’immagine di un paese straordinario nascosto e protetto dai superbi picchi abruzzesi e arroccato su di uno sgabello roccioso dal quale in epoca Romana prende il nome (Scannum = Sgabello)

Paradossalmente la celebrità delle immagini non ha reso maggiormente visibile Scanno, quasi come se le foto ad esso scattate non facessero parte della cittadina stessa, come se sulla pellicola fosse stata impressa un anima troppo interiore per essere riconosciuta in quella di un borgo perso tra i greggi dell’Abruzzo,  immagini di sfavillanti gioielli dei quali non serve sapere dove sono stati realizzati per ammirarne l’ incanto.

La visibilità turistica di Scanno ad oggi risulta relativamente scarsa, sicuramente penalizzata da un contesto territoriale che ad oggi non ha ottenuto il giusto riconoscimento da un turismo più incline ad invadere località già famose che scoprirne di nuove culturalmente più autentiche e da una dislocazione geografica che pur premiandone l’immagine la rende difficilmente raggiungibile.

Ma questa situazione, che apparentemente  può sembrare castigante, ha indubbiamente contribuito alla conservazione del lato originale che suggestiona praticamente ogni viaggiatore che si trova a percorrere le strade del borgo dove ancora oggi si respira un'aria di altri tempi.

Una atmosfera antica  e genuina resa dalle antiche mura e dai suoi abitanti spesso osservabili in abiti, antichi, quasi fuori dal tempo, così come per le stesse loro movenze; mura e genti insieme complici indissolubili di questa situazione unica che trova la sua maggiore consacrazione nella incredibile bellezza degli abiti tradizionali ancora oggi indossati dalle donne anziane del paese e che lega le sue origini con le origini del popolo Scannese stesso.

 

 

Eppure anche in questo contesto apparentemente idilliaco esistono delle note stonate, la presenza di un tipo di turismo praticamente a senso unico, teso in maniera quasi maniacale  alla sola “caccia” fotografica, nel tentativo di accaparrarsi chissà quale ambito trofeo, relega in secondo piano lo spessore culturale e spirituale delle manifestazioni e delle stesse tradizioni alle quali Scanno è legato in modo quasi irreale se paragonato alla perdita di identità che ormai accomuna buona parte della cultura tradizionale Italiana.

Questa situazione rischia di rivelarsi ben più pericolosa di quella creata da un turismo superficiale ma ridistribuito sulle diverse risorse disponibili sul territorio e con interessi e atteggiamenti differenziati, a Scanno infatti si viene solo per fotografare, non riveste particolare e importanza il perché ed il percome di importanti tradizioni e del loro svolgimento solenne radicato nella notte dei tempi,  non interessa comprendere da dove nascano i costumi tradizionali indossati dalla donne di Scanno e nemmeno quanto possa essere fastidioso per loro essere continuamente inseguite da fotografi senza scrupoli ne interessi che vadano al di là del loro obiettivo e che tentano inutilmente  di catturare l’immagine della anziana donna  in nero che sfugge lungo i vicoli,  icona che Giacomelli ha saputo magistralmente immortalare nei suoi scatti grazie e soprattutto ad un approccio ben diverso da quello asettico oggi imperante.

Seguendo quindi un percorso diverso Scanno rischia di raggiungere lo stesso triste risultato di tante altre (ex) realtà culturali che hanno scordato il vero valore delle loro tradizioni per occuparsi solo ed esclusivamente della soddisfazione effimera di un superficiale turismo di passaggio.

La soluzione che potrebbe far modificare la pericolosa rotta intrapresa non passa certo attraverso una rinuncia alla “cattura”  delle suggestive immagini che il territorio è in grado di offrire, ma ben più realisticamente ad una comprensione del valore che cultura e tradizione rivestono in questi luoghi e al loro rispetto, tentando di non disperdere al vento dei monti la sacralità che nel silenzio di una funzione aleggia nell’aria, evitando di assalire come api impazzite il corteo storico oppure ascoltando la lunga storia che una anziana signora potrebbe raccontare se non andassimo così di fretta.  

Alcune popolazioni ancora oggi credono che lo scatto di una foto possa rubare l’anima di chi viene immortalato, probabilmente questa credenza non si applica solo agli esseri umani, ma a tutto ciò che ha un anima, e Scanno quest’anima ce l’ha, per adesso….

 

http://www.scanno.org/

 

 

Gabriele [freevax]

gabriele@biomototurismo.it