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Mi stupisco spesso
di come la storia e il destino siano alle volte intrecciati a tal punto da
far convivere, seppur in tempi lontani, in un unico luogo fatti e persone
apparentemente disgiunti tra di essi ma che insieme diventano storie dense
di emozioni.
Lizzano ha radici che affondano nel profondo medioevo, si pensi che le
prime notizie del paese si riferiscono alla chiesa di Santa Maria Assunta
sorta su una delle principali arterie di collegamento tra Pistoia e
l'Emilia e menzionata in un diploma di Ottone III datato al 998, questo
riscontro storico ne fa di fatto una delle chiese più antiche dell’intera
area, se non la più remota.
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| Fonte Battesimale |
Chiesa S. Maria Assunta |
Baccio
da Montelupo
Crocefisso |
Un tragico evento naturale ha rischiato di cancellare definitivamente la
fama della comunità con una frana che nel 1814 ha completamente distrutto
l’abitato. La chiesa ricostruita nel 1827 conserva ancora oggi l’aspetto
scarno che le fu conferito in quegli anni, ambiente semplice che conserva
però grandi opere provenienti da alcune chiese della zona che durante gli
inizi dell’ottocento furono demolite, raccogliendo così una collezione di
pregevole valore fregiata di grandi firme.
Su tutte nella cappella maggiore, sopra l'altare, si trova un crocifisso
ligneo policromo eseguito nella prima metà del XVI secolo da un artista
anonimo nel quale in molti riconoscono la figura dello scultore fiorentino
Baccio da Montelupo.
L'opera allo stato attuale risulta alterata da ridipinture successive,
nonostante ciò l'imponente crocifisso di ben 3 metri di altezza presenta
un modellato equilibrato e agile. Secondo alcuni critici nell'opera si
intravede l'influenza del Perugino, che a lungo in quegli anni soggiornò a
Firenze, a conferma dell'interazione tra pittura e scultura tipica
dell'epoca.
Proprio questo crocifisso è al centro di una storia particolare,
ambientata e realmente avvenuta durante una delle più tragiche pagine
della nostra storia, ovvero i giorni della lotta contro l'esercito nazista
da parte delle forze alleate e dei partigiani locali, (primo fra tutti
ricordo li partigiano Pistoiese noto come Pippo, nonché Manrico Ducceschi).
Siamo nel momento
in cui le forze nazifasciste si ritirano verso nord a causa dell’incalzare
delle forze alleate, lasciando alle proprie spalle distruzione ed eccidi
nei paesi abbandonati al nemico, allo scopo di sfavoreggiarlo
nell’avanzata. La lotta proprio in questi territori conobbe avvenimenti
cruenti e prolungati, in quanto la creazione della linea gotica, ovvero un
confine naturale fatto di crinali impervi (che correva a poche decine di
chilometri da Lizzano) e il freddo intenso che avanzava nell’inverno del
44/45 costrinsero ad uno stop forzato le azioni belliche degli alleati,
che a loro volta rimasero sotto il tiro del fuoco invasore.
Proprio durante una di queste notti di un freddo tagliente la X divisione
da montagna della V armata dell’esercito americano fu condotta dal
Sergente John Murphy al riparo all’interno della chiesa di Santa Maria
Assunta, usata per l’occasione come bivacco notturno. Nel buio quasi
totale della notte, nella paura e sotto il peso della responsabilità della
vita di molti soldati, solo la debole luce della lampada a olio del SS.
Sacramento illuminava la vista del Sergente e rischiarava l’interno della
navata, proiettandosi sul crocefisso di Baccio. Il Sergente rimase colpito
e affascinato dalla sagoma appena accennata della scultura semiavvolta dal
buio, in quel momento nacque la vocazione nel cuore di John, che dopo il
rientro in patria divenne prima studente di teologia e poi sacerdote,
rettore della chiesa di S. Giuseppe a Washington.
Quaranta anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale il Sergente
Murphy insieme alla X divisione è ritornato a Lizzano, in visita ai luoghi
che li consacrarono parte della storia moderna e che furono la culla della
vocazione del Sergente.
Proprio per quella occasione furono invitati nel paese alcuni noti artisti
fiorentini riuniti sotto il nome di Gruppo Donatello, i quali, ispirati
dagli avvenimenti di allora, realizzarono una serie di pitture murali di
grandi dimensioni sulle facciate delle case del paese, grazie ad una
sinergia tra artisti, comune e abitanti. I temi iniziali furono quindi la
rievocazione della guerra e la vocazione religiosa.
Negli anni le
pitture si arricchirono con opere ispirate alla vita di montagna, scene
bucoliche, vecchi mestieri perduti e anche gli sport che hanno reso noti
questi luoghi.
Una passeggiata in questo borgo della valle del Sestaione regala gioia
agli occhi e il piacere della scoperta delle pitture che d’un tratto
appaiono alla vista dietro l’angolo appena svoltato nelle strette viuzze
del paese. I cittadini del posto sono chiaramente orgogliosi dei loro
murales che incrementano e che cercano di proteggere, ricercando tramite
l’associazione “Amici dei Murales” fondi per il restauro delle prime
opere, le quali esposte più di tutte alle intemperie cominciano a
presentare i segni inesorabili del tempo che rischia di cancellarle per
sempre.
Le altre opere che sono presenti nella chiesa di S.Maria Assunta sono;
due terrecotte della scuola robbiana, una riconducibile alla mano di fra’
Bartolomeo Della Robbia, raffigurante la Madonna col Bambino e santi
(datato 1511) di fattura sicuramente inferiore rispetto all’opera
riconducibile all’età matura di Andrea Della Robbia, raffigurante la
Madonna col Bambino in trono.
Di Filippo Tarchiani è la pala situata nella cappella maggiore, databile
tra il primo e il secondo decennio del Seicento, eseguita sotto
l'influenza dell'artista Jacopo da Empoli nonchè del naturalismo
caravaggesco, evidentemente per diretta assimilazione della Pietà oggi
conservata nel Museo capitolare di Pistoia.
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Leonardo di
Bernardino del Signoraccio,
Madonna col Bambino in trono e santi |
Andrea Della Robbia
Madonna col Bambino in trono |
Filippo Tarchiani
Assunzione della Vergine |
Fra' Bartolomeo Della Robbia,
Madonna col Bambino e santi |
Sulla parete destra della navata campeggia la pittura su tavola di
Leonardo di Bernardino del Signoraccio, raffigurante la Madonna col
Bambino in trono e santi nella “Sacra conversazione”. Nel dipinto Leonardo
del Signoraccio, che fu attivo anche a Pistoia, si scorgono assonanze
evidenti con i pittori e parenti pistoiesi Bernardino Signoracci (padre) e
Fra' Paolino (fratello) senza tuttavia raggiungere la qualità espressiva e
la delicatezza di esecuzione proprie del ben noto Paolino.
Leonardo [Leofalco]
leonardo@biomototurismo.it
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