Per motivi di lavoro mi sono trovato a soggiornare per un breve periodo in quello splendido angolo di Tirreno che è l’Isola D’Elba, più precisamente vicino a Porto Azzurro, nei pressi della spiaggia di Barbarossa.

Il luogo prende il nome dal famigerato pirata, la leggenda vuole che usasse questa caletta come approdo all’isola.

Nonostante la piena stagione ho trovato la spiaggetta, caratterizzata da un manto di piccoli sassi al posto della sabbia, tranquilla e poco affollata, un piccolo squarcio di tranquillità a due passi dalla mondanità del più turistico Porto Azzurro.

 


All’estrema destra della spiaggia, proprio dove la vegetazione incomincia a riprendersi i propri spazi, sale tortuoso un sentiero appena risistemato dal comune, che con tanto di passerella e scalini conduce alla visita del Forte Longone, detto anche Forte San Giacomo.

 


Il forte seicentesco prendeva il nome dal vicino Porto Longone, poi ribattezzato nel 1947 per motivi turistici Porto Azzurro, fu fatto edificare in soli due anni a partire dal 1603 da Filippo III di Spagna, che da poco era succeduto ai Medici. La progettazione fu affidata all’architetto Garcia di Toledo che ispirandosi alla rocca della cittadella di Anversa disegnò una pianta a stella. Insieme al Forte Focardo (1678) situato sul versante opposto del golfo di Mola, era deputato a difendere il porto che all’epoca ospitava la base della flotta navale spagnola nell’alto Tirreno.

 


Il nuovo sentiero circumnaviga la penisola sulla cui guglia si erige il bastione, offrendo scorci di panorama davvero suggestivi. Lungo il percorso una diramazione parte dal tracciato originale e conduce alla spiaggia di Pianotta, mentre proseguendo sul sentiero principale si arriva all’entrata del forte che nel secolo scorso è stato mutato in penitenziario, funzione che ricopre tutt’oggi, ne sono testimonianza le nuove strutture costruite all’interno delle alte mura.

 


Dall’esterno il forte si mostra ancora possente e invalicabile, nonostante i segni del tempo siano evidenti in molti punti delle mura. A capo dei bastioni le torrette di avvistamento palesano la loro origine iberica con la classica forma circolare e la cupola semisferica, un tempo lontano servivano ad avvistare eventuali invasori che si fossero voluti introdurre con la forza nel bastione per poter prendere possesso del golfo, oggi moderne torrette bianche ne fanno le veci, ma, ironia della sorte, col compito inverso.

 


All’interno delle mura si apre un piccolo paese fatto di vecchi e nuovi edifici, all’esterno del penitenziario si scorgono i campi e i frutteti coltivati dai detenuti i cui manufatti sono venduti in un piccolo negozietto poco prima del cartello che invita a non oltrepassare quel segnale.

La difficoltà del percorso è bassa, non necessita particolari accorgimenti, sono sufficienti scarpe comode e una buona scorta di acqua, la durata andata e ritorno si aggira intorno a un paio d’ore compresa la visita all’interno.

 


Altre sono le testimonianze del dominio spagnolo nella zona di Porto Azzurro, come del resto un po’ su tutta l’isola, vale la pena ricordare il santuario della Madonna di Monserrato, sito a tre chilometri dal paese, voluto e fatto erigere nel 1606 dal governatore Pons De Leòn a memoria del santuario spagnolo di Montserrat, nei pressi di Barcellona.

 

 

Sorge su di un’altura solitaria e domina un panorama eccezionale, mentre al suo interno ospita l’immagine gemella della Madonna Nera del santuario spagnolo omonimo


 

Leonardo [Leofalco]

leonardo@biomototurismo.it