
Il variegato
territorio del comune di Fiumalbo offre molte possibilità al viandante, si
trova infatti all’interno del parco del Frignano e passa dai fruttuosi
boschi intorno agli 800 slm fino alle spoglie vette del monte Cimone che
toccano i 2165 metri di altitudine, centro del comprensorio sciistico
modenese. Ma è senz’altro all’interno della cittadina montana che si
concentrano buona parte della storia e della cultura di questo luogo.
Il centro abitato è collocato su di una penisola formata da un’ansa del
Rio S.Rocco, da cui l’etimologia del
nome, Flumen Album, dalle acque che spumeggiano tra i ciottoli del fiume,
oppure Flumen Alpium.
Si pensa che le origini del luogo siano da accreditarsi ai liguri Friniati
(da cui Parco del Frignano, appunto) che durante il II secolo a.c. si
rifugiarono in queste terre a causa delle invadenti conquiste dell’impero
romano. Si parla già di questo territorio in un documento del 1038, il
quale attesta il passaggio della “rocca che si chiama Fiumalbo” dal
Marchese Bonifacio di Toscana (padre di Matilde di Canossa) al vescovo di
Modena Liberto. Altri documenti attestano che poco dopo un secolo Fiumalbo
promise fedeltà al comune di Modena.
Storicamente parlando si può pensare
a Fiumalbo come ad una svizzera del passato vista la sua propensione
generale a trascurare gli avvenimenti politici del resto del paese, quasi
come se non fossero una realtà integrante della piccola comunità montana.
Non mancarono comunque, allora come oggi, stretti contatti culturali con
l'area toscana, radicate testimonianze di ciò si possono scorgere in
alcune inflessioni dialettali tendenti al toscano, ma anche al veneto e al
ligure, specialmente in antichi vocaboli che caratterizzano la parlata del
luogo la quale risulta così particolare da poterla paragonare ad un idioma
autoctono incastonato nella realtà dialettale emiliano/modenese.
Forti sono le tradizioni le quali raggiungono la loro massima espressione
per la festa del Patrono S. Bartolomeo che si festeggia il 24 agosto; la
sera di vigilia il paese viene illuminato con candele e fiaccole compreso
il letto del Rio S.Rocco.
I riflessi delle
fiammelle sull’acqua creano un effetto molto suggestivo mentre figuranti in costume vestono i
panni delle due confraternite cittadine, i Bianchi e i Rossi, portando in
processione, assieme alla statua del santo, antichi stendardi tuttora
conservati.
A fine serata spettacolari fuochi artificiali.
Altra importante tradizione è il presepe vivente che si
svolge nelle strade del paese ogni due anni per Natale. L'intera cittadina
è coinvolta nella sacra rappresentazione con personaggi religiosi e
evocativi mestieri antichi.
Iniziando la nostra passeggiata troviamo ad accoglierci alle porte del
centro storico il particolarissimo oratorio di S. Rocco , un ambiente raccolto e misurato al
quale si accede scendendo un paio di scalini attraverso la piccola porta,
si ha veramente la sensazione di entrare in una nuova dimensione rispetto
a quella dell’assolata e chiassosa mattina che ci accompagna alla visita
del paese.
Le spesse mura di arenaria che ci proteggono dalla calura e
dalla mondanità appartengono ad un originario edificio risalente al 1418,
rivisitato profondamente nella prima metà del cinquecento, epoca dalla
quale vengono gli elementi stilistici predominanti come il grande arcone
sulla facciata, un tempo completamente aperto e successivamente limitato
ad una piccola entrata, quasi a proteggere questo luogo antico e raccolto
dall’invadenza del profano presente.
La caratteristica principale di
questa opera la si comprende solo entrandoci all’interno, l’interezza
delle pareti e delle volte è stata completamente affrescata dal pittore carpigiano Saccaccino Saccaccini in un’unica grande opera, l’impatto
visivo è forte, l’occhio è invaso dal colore che risalta alla luce che
filtra dalle finestre e si diffonde nell’area quadrata dell’unica stanza,
i colori, ad un’attenta analisi, provengono da una tavolozza piuttosto
scarna, tuttavia la loro purezza di esecuzione, la loro forza e i sapienti
accostamenti operati dal pittore rendono un effetto di policromia alta che
consente di perdonare un tratto quasi ingenuo nel disegno
Singolari anche i
soggetti, ai consueti personaggi sacri come il Padre Eterno, la Madonna e
i Santi protettori sono accostate le figure delle Sibille dipinte sulla
volta con i loro cartigli.
A testimonianza
del passaggio nei secoli di quelli che oggi definiremmo a ragion dovuta
vandali, sulle pitture sono presenti iscrizioni in lingue antiche ora
incomprensibili, operate in varie epoche. Un intelligente restauro le ha
mantenute a testimonianza del tempo-vita dell’opera e a ricordarci come
anche un gesto che nasce dall’ignoranza può diventare all’occhio acritico
dello storico un segno tangibile di epoche passate.
Proseguendo per il
centro storico troviamo la piazza principale del paese dedicata ad Umberto
I, dominata dalla Chiesa di S. Bartolomeo Apostolo che vanta origini medioevali (1220)
ricordate da vari frammenti di stipiti scolpiti a bassorilievo che coprono
un periodo tra il romanico e l'alto medioevo.
Proprio
l'ultimo di questi frammenti, conosciuto come “la battaglia di Fiumalbo” è
oggi situato a sostegno del reliquiario posto sul retro dell'altare e
descrive due file di soldati che ritmicamente si fronteggiano, è tuttora
oggetto di studi critici vista la qualità dell'opera e presenta una
curiosità, l’ultima figura che chiude la danza di soldati ha le sembianze
di una donna e la tradizione la vorrebbe attribuire proprio a Matilde di
Canossa anziché alla Gerusalemme liberata, tema frequente in epoca di
crociate. Altri frammenti facenti parte dell’antica porta d'entrata sono
ora conservati vicino al pulpito rinascimentale e ricordano molto l'opera
di Wiligelmo nel duomo di Modena. La chiesa ha subito diversi
rimaneggiamenti, nel cinquecento la facciata è stata spostata sul lato
sinistro in modo da avere l’entrata sulla piazza, in oltre nel seicento la
navata centrale è stata rialzata guadagnando un superbo soffitto a
cassettonato ligneo.
Gli interni sono pregevoli, ricchi di arredamenti antichi e opere
pittoriche di rilievo, come la pala raffigurante il martirio di S.
Bartoloemo del modenese Adeodato Malatesta del 1837.
Di fronte all’entrata della chiesa di S. Bartolomeo si
trova la piccola chiesa dell’Immacolata Concezione, che si presenta con la
facciata rivisitata profondamente nell’ottocento in forme puriste che
tuttavia mantiene ancora l’antico portale risalente al seicento, epoca
dell’edificazione dell’architettura. In oltre sono presenti, incastonate
in nicchie dedicate, tre statue in pietra arenaria raffiguranti la vergine
e i santi Giovanni di Nerchmans e Stanislao Kostka.
L’unica navata interna presenta una
volta a botte suddivisa da lesene e scorniciature di gusto rinascimentale , un tempo le mura erano arricchite da
pregevoli affreschi perduti durante l’ottocento, adesso ospitano alcune
opere di buona fattura: una statua policroma del “Cristo ecce omo”
racchiusa in un ricco tabernacolo, un
decoro in pietre a commissione , un
imponente organo degli artigiani pistoiesi Agati-Nicodemi sorretto dalla
cantoria lignea posta sulla porta di ingresso
e il fastoso altare ottocentesco. Degno di nota uno stendardo di scuola
veneta dipinto ad olio su ambedue i lati, il recente restauro ne consente
la visione in toto.
Sul lato est della piazza si trova la chiesa di Chiesa di S. Caterina, ora
museo di arte sacra e un tempo parte integrante del convento delle suore
Domenicane sorto nel 1579.
Dalla piazza
centrale si diramano molte strade e stradine che conducono attraverso
strettoie e sottopassaggi alle zone periferiche del centro abitato,
attraversando quella che è la parte più intima del paese, dove le
abitazioni si incastonano l’una nell’altra e talvolta lasciano spazi a
deliziosi giardinetti.
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