Il concetto di Arte è da sempre al centro di ampi dibattiti e feroci discussioni; nel tentativo di stabilire se l'Arte sia  un valore individuale e quindi soggettivo o universale e quindi oggettivo, si confrontano da tempo critici, esperti e semplici amatori, sopratutto da quando l'arte stessa ha cessato di essere sostanzialmente figurativa e si è avventurata su percorsi che l'hanno allontanata da quella che era una facile riconoscibilità e disponibilità alla critica.

A prescindere da quale sia la soluzione dell'annosa questione possiamo comunque affermare che il compito principale dell'Arte oltre ad esprimere una volontà del suo esecutore sia quello di emozionare il suo osservatore (o ascoltatore) quali che siano le modalità per le quali queste emozioni riescono ad affiorare più o meno corposamente.

Importante ruolo riveste in questo compito anche il contesto nel quale l'Arte viene presentata ma anche in questo caso le possibilità sono molteplici così come le opinioni ed una sola verità non è possibile rintracciarla, difficile stabilire se sia, per esempio, l'asetticità del museo ad essere più premiante oppure la collocazione delle opere in ambienti espressamente dedicati più vicini alla loro filosofia o legati alla loro stessa creazione.

Esistono casi, forse non molti invero, in cui l'Arte a prescindere dal tipo di messaggio, riesce ad uscire dalla rigida necessità della classificazione e si manifesta libera agli occhi di chiunque creando un insieme capace di emozionare anche chi potrebbe non avere i requisiti necessari per comprenderne il contenuto ma che non può assolutamente restare indifferente a una così straordinaria manifestazione di beltà, colori ed armonia.

 

Dozza è un piccolo e tranquillo borgo medievale adagiato su di una collina, piccolo preambolo della irregolarità appenninica, nei pressi di Imola a pochi chilometri dalla caotica e trafficata via Emilia, divenuto meta di un mio viaggio alla ricerca delle piccole e nascoste gemme che il nostro paese contiene in straripante numero grazie ad una ricerca effettuata su vari mezzi di informazione e a dispetto della scarsa rilevanza che le stesse mappe stradali turistiche gli riservano.

 

L' ingresso del paese

 

Nei cenni ritrovati questo grazioso villaggio viene evidenziato principalmente per i suoi contenuti storico architettonici culminanti nella affascinante Rocca la cui fondazione risale al 1250 per volere del Comune di Bologna, più volte rimaneggiata fino alla definitiva trasformazione della fine del '400 grazie alla quale la rocca si contrappone con maggiore efficacia alle nuova armi da fuoco è arrivata fino ai giorni nostri attraverso storiche vicissitudini per tornare possesso pubblico nel 1960 e, profondamente restaurata a partire dal 1999, aperta alle visite.

 

Le vie cittadine

 

Solo un breve accenno viene riservato al lato artistico di questa cittadina; per questo motivo il varcare la porta principale di Dozza in una tranquilla e assolata mattina di inizio agosto costituisce il presupposto per una gradita sorpresa che il borgo ha voluto riservarmi celandosi preventivamente ai tentativi di esplorazione virtuale.

Concentrato sulle risorse storiche che prendono il via dalla porta di accesso al paese e sulle modalità più suggestive per il raggiungimento di quella che ancora credo sia la maggior attrattiva della giornata, la duecentesca Rocca, non mi rendo conto immediatamente della portata di quello che il primo dipinto osservato sul muro della piazzetta situata dopo l'ingresso mi suggeriva deciso.

 

I dipinti

 

Basteranno però poche decine di metri complice, forse, ignaro il sole che funge da occhio di bue illuminando colorati particolari dei numerosi dipinti che mi rendo finalmente consapevole di ciò che mi circonda, una meraviglia che piano piano pende il sopravvento e che si concretizza in consistente emozione quando lo sguardo incontra le soffici nuvole illuminate dal sole e artisticamente adagiate su di un cielo azzurro... dipinte sulla porta dell'orologio situata tra Comune e Chiesa.

 

Arte e architettura

 

Da adesso la mia visione di Dozza non sarà più la stessa, ed inizio a guardarmi meglio e diversamente intorno per rendermi piacevolmente conto di come non siano solo le antiche mura a scatenare le necessarie emozioni ma le tracimanti sensazioni che le innumerevoli opere pittoriche decoranti muri e pareti trasmettono vigorose, in un connubio atipico ma sicuramente più che funzionale e premiante per entrambe le parti.

 

 

Una simbiosi straordinaria anche e sopratutto per la sua straordinarietà e per la inscindibilità delle due componenti.

Le due componenti, storica ed artistica qui si fondono in un unico messaggio diretto al sereno visitatore, l'Arte, frutto di millenni di evoluzione colora e suggestiona il villaggio che contemporaneamente offre un concreto supporto costruito in secoli di storia, ma l'informazione è unica, come unica è l'emozione.

 

La rocca medievale

 

La straordinarietà della fusione sta anche nella facilità con cui il messaggio generale si offre alla comprensione, non è necessario conoscere le trasformazioni che hanno condotto fin qui l'Arte pittorica ne il tipo di informazioni che lo stesso pittore vuole trasmettere, spesso comunque di facile individuazione, basta lasciarsi affascinare e lasciare scorrere le emozioni.

 

Strade e colori

 

Che sia il colore, l'immagine, il messaggio, l'armonia cromatica, la surrealità o l'inconsuetudine a catturare la nostra anima non ha la minima importanza, quello che conta è che nessuno può restare impassibile di fronte a questa insolita amalgama.

 

 

Concretamente il frutto di questo incanto è merito della geniale intuizione di alcuni cittadini che nel 1960 diedero il via alla "Biennale d'arte del muro dipinto" che, inizialmente concepita come concorso, ben presto si trasforma in una manifestazione di arte moderna avulsa dalla logica del riconoscimento e dove l'opera non si manifesta per l'appartenenza ad una determinata corrente artistica ma per il suo valore intrinseco ed il legame tra artista luogo.

 

 

 

 

Un incanto quasi quello regalato da questo piccolo borgo Emiliano quasi impossibile da raccontare e che sicuramente è meglio vivere di persona, con difficoltà ne abbandono le vie per riprendere il mio cammino, profondamente intenzionato a fare di tutto per poter prima o poi partecipare alla Biennale del Muro Dipinto e vivere di persona quella che è certamente una straordinaria atmosfera e dove l'essenza stessa del Borgo dai Muri Dipinti prende vita.

 

Gabriele [freevax]

gabriele@biomototurismo.it