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Era da un po’ di tempo che avevo intenzione di fare un corso di guida.
Un po’ per curiosità un po’ per cercare di migliorare sia il controllo
della moto che lo stile di guida. Il tutto, ovviamente, improntato sia
ad un maggior divertimento che una maggiore sicurezza.
Tempo fa ventilai l’ipotesti di partecipare al
DRE. Constatato però il fatto che questi corsi vengono fatti
esclusivamente in pista e che, principalmente, sono diretti a chi vuole
guidare in pista, scartai questo corso.
Continuando a cercare e ad informarmi, trovi
informazioni sul corso GSSS (http://www.gsss.it), organizzato dal club
“Curve e Tornanti” (http://www.curveetornanti.it) e dalla federazione
FMI (http://www.federmoto.it).
Dopo aver approfondito, leggendo vari report di
persone che avevano partecipato ed avendo letto pareri praticamente
unanimi sulla validità del corso, sugli argomenti trattati, sui metodi
usati e, non ultimo, trovando il costo molto più accessibile rispetto ad
altri corsi, ho deciso, insieme ad un amico, di iscrivermi per le date
7-8-9-10 luglio 2010.
E devo dire che, nonostante il notevole caldo,
è stata davvero una bella esperienza.
Mercoledì 7 - Road to
Polcanto
Il ritrovo per il corso è per le 18. Che fare
per passare il tempo?
Dato che siamo in “odore” di moto, penso sia
giusto nonché doveroso iniziare bene facendo un bel giro nel Chianti.
Sbrigati un paio di impegni mattutini, faccio
rotta su Volpaia per concedermi un pranzetto al Barucci
(http://www.biomototurismo.it/Buongusto/Barucci1.htm). Il giro fatto è
quello canonico: Pisa-Pontedera-Volterra-San
Gimignano-Poggibonsi-Castellina in Chianti-Radda in Chianti-Volpaia.
A parte un piccolo tratto vicino a Poggibonsi,
la strada scorre che è un piacere. Dondolarsi tra le curve che portano
da Poggibonsi a Radda è un vero piacere. Nessuna fretta, solo la voglia
di godersela.
Meravigliosa, come sempre, l’accoglienza di
Paola, “l’ingrediente segreto” di tutti i piatti del Barucci. Pranzo a
base di crostini-affettati-formaggi, accompagnati da un buon rosso e
conclusi da un ottimo caffè (il migliore del Chianti). Ripartiamo con
destinazione Polcanto. L’idea sarebbe quella di evitare l’autostrada ma,
visto l’orario ed il fatto che dovremmo in un qualche modo attraversare
Firenze, preferiamo imboccare l’autostrada, uscendo al casello di
Barberino del Mugello.
Perfette le indicazioni per arrivare al centro
tecnico federale.
Giunti a destinazione (18.30… siamo già in
ritardo…) ci cambiamo velocemente per il primo ritrovo dove verranno
spiegate le intenzioni del corso, le modalità e le regole.
Bastano poche parole degli istruttori per farmi
capire che la scelta è proprio quella giusta: il corso tratta la guida
dinamica sicura su strada. In parole più “povere”: cercheremo di
insegnarvi a guidare “meglio”, scorrere senza correre, divertendovi di
più ed aumentando la vostra sicurezza su strada. Per ottenere questo
risultato verrà usata un’aula, opportunamente attrezzata, e soprattutto
la guida su strada.
Perfetto! Non cercavo niente di meglio.
Anche la visione del “garage” mi permette di
constatare che questo corso è diretto veramente a tutti. Oltre alla mia
Multistrada ed alla GSX-F 650 del mio amico, troviamo una K1300R, una
R1, due GS, una Stelvio oltre a varie naked e altre moto ancora.
I partecipanti verranno divisi in 3 gruppi
differenti e saranno seguiti dai 3 istruttori, alternativamente.
Mi renderò conto in seguito che il criterio di
scelta si basa, essenzialmente, sulla velocità di percorrenza di cui si
è capaci. Per questo gli istruttori durante la presentazione ci esortano
a non strafare, per cercare di mostrarsi più “bravi” di quanto in realtà
si è, ma a guidare “rimanendo noi stessi”, in modo da non indurli in
errore durante la formazione dei gruppi.
Questo, come giustamente fanno notare, andrebbe
a discapito sia del gruppo che dello “studente”, magari costretto a
rimanere impiccato per riuscire a tenere il passo del suo gruppo. Che,
ci tengo a dirlo, non è mai stato alto o eccessivamente impegnativo.
Le regole sono poche, semplici e rispecchiano
più che altro il buon senso:
- visto che non siamo in pista, non si corre.
Ci si limita (sempre che sia poco) a guidare;
- non strafare;
- è necessario essere puntuali ai ritrovi in
aula, dove si deve arrivare pronti alla partenza;
- essendo un corso, cercare di guidare seguendo
le indicazioni degli istruttori.
I percorsi scelti permetteranno di percorrere
alcuni tra i passi più belli dell’Appennino (Futa, Giogo di Scarperia,
Sambuca ed altri).
La prima (mezza) giornata si conclude con 262
km fatti, una bella cena e le chiacchiere del dopo cena. Poi tutti a
ninna con la curiosità di scoprire la pratica del GSSS.
Giovedì 8 – I Giorno
Sveglia, doccia, colazione, vestizione. 8.30
pronti in aula.
Di nuovo Mauro, Roberto e Raffaele ci ripetono
le intenzioni del corso e come si svolgerà il tutto. Inizia quindi la
lezione vera.
La prima analisi è volta alla posizione in
sella. Anche questa, come la guida, deve essere dinamica. E’ vero che è
la moto che ci porta in giro. Ma è soprattutto vero che siamo noi a
guidarla.
I consigli che arrivano riguardano quindi la
posizione delle mani (2 dita sulle leve e 3 sul manubrio), dei piedi
(che non devono essere tenuti “a papera” ma appoggiati in punta), del
busto (che deve essere usato a mo’ di cloche), dei gomiti
(“naturalmente” alti).
A motivare tutte queste nozioni, la pure e
semplice logica:
- 2 dita sulle leve: in questo modo, si riesce
sia ad avere una buona presa sul manubrio che una buona sensibilità
sulle leve. Se non bastasse, in caso di manovra/frenata di emergenza,
avendo già due dita sul freno si possono risparmiare metri preziosi;
- piedi in punta: la punta del piede è
sicuramente più sensibile della pianta. Oltre a questo, i muscoli del
polpaccio riescono a fare un movimento più “fine” e preciso rispetto a
quello della coscia, utilizzato nel caso di appoggio dell’intera pianta;
- busto: rimanere piantati sulla sella non
conviene visti gli spostamenti delle masse in caso di frenata e
accelerazione. Muovendo il busto avanti e indietro (e di lato in caso di
curva, analizzata più avanti nel report) si riesce a compensare,
ottenendo un miglior equilibrio generale;
- gomiti: avere i gomiti “naturalmente” alti
(sinceramente questa è la cosa che mi riesce peggio) si ha più facilità
negli spostamenti laterali del busto, soprattutto in
ingresso/percorrenza di curva.
Con l’ausilio di un “fantoccio” di moto (ovvero
un mezzo senza motore ed impianti) i tre istruttori, mentre uno spiega
la teoria, ci mostrano “in pratica” cosa è meglio fare una volta che
saremo in sella. Ripetendo i punti uno ad uno ed introducendo il piatto
forte: la curva.
E qui ci sono state le scoperte più grosse. Le
basi che avevo (rudimentali lo ammetto), prevedevano l’impostazione
della traiettoria cercando di mantenere una linea immaginaria che
percorreva la mezzeria della corsia, frenata in ingresso con il freno
anteriore, gas in mano per tenere la moto in tiro, eventuale correzione
della velocità di percorrenza tramite freno posteriore, eventuale
correzione della traiettoria cambiando l’inclinazione della moto ed
eventuale nuovo utilizzo del freno posteriore, gas per uscire dalla
curva.
Sinceramente, dopo quanto detto (e soprattutto
dimostrato) dagli istruttori, mi si è spalancato un mondo.
Come detto in precedenza, anche la posizione di
guida deve essere dinamica.
Ed ecco quindi che:
- la vista deve andare quanto più lontano
possibile, visto che la moto andrà dove stiamo guardando;
- il corpo, partendo dalla testa, deve seguire
lo sguardo spostandosi verso l’interno della curva, fino ad arrivare ad
avere la testa vicino allo specchietto (estremizzo il concetto per
cercare di far capire al meglio il movimento);
- la gamba esterna deve “abbracciare” il
serbatoio, per “sentire” la moto il più possibile.
Passando alla traiettoria ed alla percorrenza:
- la velocità di ingresso deve sì essere
raggiunta usando il freno anteriore, il freno motore ed ovviamente il
cambio, ma la frenata non sarebbe male iniziarla “pelando” leggermente
il freno posteriore, per consentire una migliore aderenza del retrotreno
(visto che in frenata questo si alleggerisce) ed abbassare il baricentro
(ovvero migliore l’equilibrio complessivo);
- la traiettoria deve essere impostata,
inizialmente, allargando la curva con un piccolo movimento di
controsterzo. Ecco perché a volte sentiamo dire che per girare da una
parte si deve indirizzare il manubrio nel senso opposto;
- in percorrenza di curva, la moto deve stare
più dritta possibile. Questo ci permette di avere una maggiore
scorrevolezza ed una maggiore sicurezza (data dalla più ampia superficie
di appoggio delle gomme rispetto ad avere la moto inclinata);
- la moto dovrebbe (condizionale obbligatorio)
percorrere la curva seguendo la traiettoria tenuta dalla gomma esterna
di un’auto che percorre la stessa curva. In questo modo il corpo, seppur
esterno al mezzo, risulterà essere ben al di qua della linea di
mezzeria.
Mi pare sia abbastanza…
Con tutte queste simpatiche nozioni che ci
ronzano in testa, iniziamo il giro della prima giornata.
Divisi in tre gruppi contrassegnati da
altrettanti colori, percorriamo alcuni passi e strade sull’Appennino.
Gli istruttori ci seguono da vicino, a volte precedendoci a volte
seguendoci. Nel tragitto, ci fermiamo più di una volta sia per
ricompattare il gruppo sia per fare dei brevi briefing dove, con
pazienza, ci vengono nuovamente ripetute le nozioni spiegate in aula.
Oltre alla normale percorrenza, viene usato
anche il metodo delle “vasche”, ovvero la ripetizione di un particolare
tratto di strada che permette una svolta a valle ed una a monte, in
completa sicurezza.
L’intera giornata passa tra spiegazioni, curve,
tornanti, errori nel tentare di far bene, relax a pranzo, risate e
sfottò.
Intorno alle 18 il rientro al centro, con una
breve chiacchierata. Poi doccia, cena, risate (tante risate, soprattutto
nel dopo cena) e tutti di nuovo a letto.
La giornata è stata stancante non tanto per i
km fatti (cca 160), quanto per il cercare di cambiare stile di guida e,
soprattutto, per il caldo.
Venerdì 9 – II Giorno
Il
programma è più o meno lo stesso. In aula ripassiamo i “fondamentali”
(con qualche aggiunta di carattere un po più tecnico), per poi
ripartire.
Anche la pratica su strada segue le stesse
regole, scorrere e non correre su tutte.
La vera novità consiste nella ripresa di una
delle curve. Scendendo uno dei passi percorsi, uno degli istruttori si
piazza, con tutta l’attrezzatura del caso, in una piazzola fuori dalla
carreggiata, da cui può riprendere un piccolo tratto di strada. I
filmati verranno poi analizzati in aula al nostro rientro.
Al nostro rientro, come tanti scolaretti ci
sediamo in attesa di vedere proiettate le nostre gesta motociclistiche.
Al di là di posizioni di mani e piedi non
corrette (sempre seguendo gli insegnamenti GSSS, chiaramente), ho notato
che l’errore comune ai più è quello che avvicinarsi troppo, se non
addirittura superare, la linea di mezzeria con il corpo o, nei casi
peggiori, direttamente con la moto.
Sentendo i commenti, ho notato che spesso
questa “leggerezza” viene attribuita all’ampia visibilità che si aveva
in quel tratto di strada, cosa queste che mentalmente “libera”
dall’obbligo di una corretta traiettoria.
Chiaramente (e giustamente) gli istruttori non
hanno scusato chi è incappato in questo errore.
A mio parere, questo metodo didattico è
essenziale per mostrare agli studenti quali sono gli errori commessi.
Nel mio caso, ad esempio, ero convinto di
muovere molto di più il busto rispetto a quanto in realtà facessi.
Vedendo il filmato, mi sono reso conto che quello che per me era un
movimento era effettivamente solo un accenno di movenza.
La cena e la sera passano allegre e spensierate
come i giorni precedenti.
Sabato 10 – Ultimo
giorno
Lezione
veloce in aula, comprensiva di alcune spiegazioni riguardanti eventuali
passeggeri, e poi di nuovo in sella per affrontare l’ultimo giro.
Pochi ma intensi chilometri, ancora in giro
sull’Appennino. Una perla su tutte, la discesa da Panna (esatto, proprio
quella dell’acqua). Semplicemente spettacolare.
Rientrati al centro, discorso conclusivo,
consegna degli attestati di partecipazione. E poi via ai festeggiamenti.
Fine qui? No, certo che no! Il vero corso
inizia nel momento in cui usciamo dal centro. E’ lì che, senza l’aiuto
di istruttori ma diventando noi stessi i nostri insegnanti (scusate il
gioco di parole), dovremo impegnarci per cercare di migliorare.
E per mettere in pratica fin da subito quanto
ci hanno spiegato, io ed il mio amico decidiamo di fare rotta
sull’outlet di Barberino per mollare i bagagli alle rispettive signore
(che si erano lasciate andare ad una corroborante giornata di shopping…)
per poi dirigerci verso la Futa, scendere fino a Castiglion de Pepoli,
proseguendo verso Suviana ed imboccare l’autostrada a Pistoia, visto
l’orario tardo.
In conclusione: il GSSS è un corso che vi
consiglio. Chiaramente se volete fare turismo e divertivi in strada. Non
è un corso dove si impara (ovvero non inizia con la frase “la prima è
giù e tutte le altre sono su”) a guidare ma dove di sicuro si può
accrescere il controllo del mezzo, aumentando sia la sicurezza in strada
che il divertimento. I metodi usati sono ottimali, così come la
preparazione sia teorica che pratica degli istruttori.
Complessivamente, una
bella esperienza motociclistica.
Mario [Marietto77]
mario@biomototurismo.it |