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Si avvicina,la vedi bene, l’asfalto è pulito, asciutto,
seconda terza, 6000 giri, cominci ad allargare verso il centro della
strada, morbido,dondolandoti appena nel senso opposto alla curva per
assecondarla, un attimo e sei gia lì, prima di pensarlo. Magari 200 metri
prima avresti creduto di arrivare all’imbocco di quella esse e di
infilarci in modo deciso, aggressivo, frenare e staccare sull’ultimo metro
disponibile,sentire la ruota dietro leggera e le forcelle compresse,
cacciare giù l’anteriore con forza e dominare il cambio di direzione
spingendo sulle pedane per poi accelerare e salire su di giri fino a 7000,
appena la fisica te lo avesse consentito, e invece sei già lì, hai
imboccato quella curva con il solo ausilio del freno motore, incominciando
a togliere il gas molto prima di quello che avevi previsto, assecondando
l’andamento del nastro d’asfalto, veloce ma fluido, vedendolo col cuore e
non con la mente. Percorrendo il primo tratto di curva senti il motore
vispo, a suo agio, pronto a scattare se glielo chiedi, ma ancora no, ti
avvicini al centro del tornante, ci vuole giusto una piccola dose di gas
per far tornare su la moto e per farla adagiare sul lato opposto, ti senti
trasportato da un’altalena, al termine della quale percepisci di nuovo
l’attrito del dorso della gomma posteriore che lotta sull’ asfalto con la
forza centrifuga che vorrebbe spingerti all’esterno della tua traiettoria,
vorresti prolungare quel momento di puro equilibrio per un’ attimo ancora,
gustarti più a lungo quell’estasi, lo desideri, sei lì per quello, ma
l’anteriore è sul suo binario e si fa seguire da tutto il resto mentre il
motore incomincia il suo urlo di sfogo verso la coppia massima, verso le
prossime marce verso la prossima curva. Leonardo [Leofalco]
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