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Per caso rileggo la frase scritta da un amico un pò di tempo fa in
occasione di un nostro viaggio:
"Degnamente soddisfatta la nostra curiosita'
gastronomica ci attardiamo fuori dal ristorante discorrendo del piu' e del
meno al tiepido ma piacevole sole di questo pomeriggio autunnale,
osserviamo cosi' le assurde evoluzioni dei tanti pseudomotociclisti che
attraversano il breve rettilineo della frazione dove e' ubicato il
ristorante a folle ed inutile velocita', "ogni fine settimana e' la stessa
storia" dichiara tristemente il gestore del locale, sottolineando come
spesso al tacere improvviso del lamento dei motori si sostituisca il
lacerante suono delle sirene delle ambulanze.
Come ormai accade spesso sentiamo nascere dentro di noi un rifiuto netto
per questo modo di intendere la moto ormai dilangante, incompatibile con
quello che per noi significa viaggiare e interagire con l'ambiente
circostante pennellando i tracciati in armonia senza dovere dimostrare
niente a nessuno ma solo per nostra emozione."
Dopo pochi attimi di riflessione mi sono venute in mente alcune
discussioni tra amici che ho avuto in questi giorni e anche il giro che ho
fatto domenica scorsa (Pisa-Volterra e ritorno).
L'argomento è stata la condotta di guida su strada. Al mio "ragazzi,
divertitevi ma siate cauti" le risposte sono state le + disparate. Non c'è
stato modo di trovare un punto di contatto. Dove io vedo una traiettoria
gustosa, una curva da pennellare, l'amico con cui ho parlato vede un
ginocchio da mettere in terra. Dove io vedo un rettilineo palloso lui vede
una lunga striscia di asfalto dove sfogare tutti cv della sua 4 cilindri,
arrivando infunato alla "staccata" magari passando all'intero un qualcuno.
Per dimostrare cosa, mi chiedo?
Continuando la discussione, il tipo mi ha detto che "c'è il tempo per la
girata e il tempo per l'adrenalina" e che "non è possibile che a te non
prenda mai il momento di andare di piu'". Ho risposto che si, anche a me
prende il momento di "andare di più". Ma di sicuro non mi metto a fare
staccate da gp, a tirare un rettilineo a 170 all'ora. Ad utilizzare, in
definitiva, una strada come se fosse una pista. E tutto questo per motivi
molto semplici: sicurezza (prima di tutto), idea di cosa sia il
mototurismo. La strada non e' una pista: ci sono altri utenti (che molto
spesso sono pure fisicamente duri e intellettualmente disattenti), il
manto stradale spesso fa pena, ci sono i guardrail... e tante altre cose
ancora. Per ultimi metto i controlli. E, oltre a quanto detto, c’è il
gusto del vedere quello che ti sta intorno, del lasciarsi cullare, di
sentire la voce del motore invece dell’urlo.
Purtroppo pero’ queste cose non c’è verso che vengano capite e i risultati
sono sempre gli stessi: i motociclisti sono TUTTI una banda di matti,
controlli a tappeto e tolleranza zero, bollettini di guerra ogni week end,
esasperazione delle persone che porta, purtroppo, ad atti discutibili tipo
filo spinato teso tra gli alberi, olio o sassi in curva e altro.
La lunga chiacchierata, a quanto pare, non e’ servita a niente visto che
domenica scorsa il “simpatico burlone” si e’ fatto 3-4 volte la
Sassetta-Monteverdi insieme ad un altro gruppetto di persone, dicendomi
poi soddisfatto di aver grattato entrambe le saponette.
Questo e’ nato dalla riflessione su quanto discusso con l’amico smanettone
ma sarebbe potuto venir fuori anche ripensando al giro che ho fatto
domenica. La Volterrana è uno dei circuiti a cielo aperto che ci sono in
Toscana. Infatti ho trovato un pacco di gente (quasi tutti su moto 4
cilindri... sarà un caso?) che se ne andava a velocità warp. Quello che mi
ha fatto + imbestialire è stato un tipo che, con la sua “bella” (parere
personale) Kawa Z750 ha deciso di fare una curva a sx con ginocchio in
terra, moto sulla linea continua di separazione delle corsie e corpo
completamente nella corsia dove transitavo io (in senso opposto,
chiaramente). Non dico che l’ho schivato per un pelo in quanto la curva
era larga e l’ho visto arrivare, spostandomi sulla mia dx. Però la domanda
rimane: se al posto mio ci fosse stato un mezzo a 4 ruote, magari un po’
largo tipo camper, suv o altro?
Sarebbe stata una tragedia? Oppure come puo’ essere definito un caso del
genere dove uno si spatascia in moto, con conseguenze facilmente
immaginabili, non per un caso fortuito o per un errore non suo ma solo
perche’ tiene un comportamento completamente irresponsabile?
E quale potrebbe essere la punizione giusta per un comportamento del
genere? Multa, ritiro del libretto e poi? Tanto poi la patente e la moto
la riprendono...
Io lascerei il libretto e costringerei il tipo (o tipa) a tagliare
la moto in due, per lungo, con un bel flessibile. Fatto questo, un bel
periodo di servizio civile con vittime di incidenti.
Forse, e dico forse, qualcosa cambierebbe.
Ma ho paura che il tempo per la girata e il tempo per l'adrenalina
rimarranno sempre...
Mario [Marietto77]
mario@biomototurismo.it
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