Prendendo spunto da un articolo pubblicato su un famoso
quotidiano nazionale in data 1 agosto 2008, abbiamo deciso di riportarvi
quelle che sono le nostre considerazione per invitarvi a riflettere su
quale sia la situazione della produzione vinicola italiana e quale, forse,
sarà il suo futuro.
Apprendiamo con sgomento che in Italia ci sono sia troppe viti che troppo
vino (il consumo, in base alle fonti citate dall'articolo, è calato di
oltre 10 litri pro/capite annui negli ultimi 10 anni).
E questo a cosa porta?
Intanto la UE ha stanziato qualche milione di euro, ripartito nelle varie
nazioni, per finanziare l'estirpazione delle viti. Da notare però che
nessuno obbliga nessuno all'estirpazione.
A cosa giungeremo, quindi? Cosa sarà dei territori dove le viti rendono
poco e, soprattutto, di quei vitigni autoctoni dalla bassa resa ma che,
essendo autoctoni, fanno ormai parte della nostra cultura? Prevarrà il
profitto (come forse è lecito aspettarsi) oppure il buon senso e l'amore
verso le tradizioni e il territorio? La risposta arriverà nei prossimi
anni e saranno, di fatto, i produttori a scegliere.
Ad aggravare la situazione il fatto che la lista dei territori dove
l'estirpazione dovrà essere fatta dovrebbe essere stilata dalle regioni.
Il condizionale è d'obbligo in quanto, sempre in base all'articolo, la
maggior parte delle regione italiane si è scoperta impreparata a fronte
della normativa UE, rivelando una scarsa conoscenza dei propri territori,
almeno dal punta di vista dei vitigni da salvaguardare.
Il rischio, come detto in precedenza, è quindi quello di veder effettuare
l'estirpazione solo seguendo fini economici, assistendo alla sparizione
delle coltivazioni storiche ma dal basso rendimento (ad esempio quelle
presenti sulle colline terrazzate in Veneto e Liguria oppure i “vigneti
della sabbia” nel Ferrarese), vedendo mutare l'aspetto del territorio di
alcune zone e sapendo che il portafoglio di (pochi) si è gonfiato di
(tanti) soldi.
La UE, non contenta di tutto questo, ha anche deciso che le varie
denominazioni DOC, DOCG e IGT spariranno. Ed ha inoltre fissato una data,
il primo agosto del 2009. Da quella data sarà direttamente la UE a
riconoscere ufficialmente e, quindi, unificare a livello europeo, le
denominazioni. Sarà un bene o un male?
Probabilmente sarà un bene per alcuni produttori e un male per i
consumatori. L'etichettatura unificata porterà ad avere denominazioni
simili a quelle di formaggi e altri prodotti (ovvero i vari DOP Italia,
IGP Italia) ma farà perdere la specificità territoriale in quanto non sarà
più obbligatoria l'indicazione della zona di origine. In poche parole,
perderemo la specificità del prodotto.
Per assurdo (forse neanche tanto, alla fine) potremmo avere
un bel vino “IGP Italia”, prodotto magari con uve San Giovese,
imbottigliato in Francia, con uve San Giovese provenienti da qualsiasi
parte del territorio italiano. Bello smacco per chi del San Giovese ha
fatto la propria bandiera. O, ancora, vini con indicato solo il nome del
vitigno, senza nessuna indicazione geografica.
Addio specificità, addio cavallo di battaglia della produzione italiana.
Altro smacco per il consumatore sarà l'indicazione, sui vini di minore
qualità sia dell'anno che del vitigno, entrambe informazioni non
tracciabili per questo tipo di prodotto (al contrario di DOC, DOCG e IGT
dove sia il vitigno che l'anno devono essere tracciabili).
A fronte di tutto questo, non sarebbe meglio che l'Italia facesse voce a
sé oppure che i vari paesi europei che hanno nel vino non solo una fonte
di reddito ma una vera e propria cultura, si parlassero onde evitare
qualsiasi tipo di scempio, sia sui propri territori che sulle proprie
tavole?
Siamo tanto orgogliosi del “made in Italy” quando si parla di arte, moda,
motori (soprattutto in campo automobilistico... a livello motociclistico
spesso ci dimentichiamo di cosa sia capace la produzione italiana) o altro
ma non siamo capaci di far rispettare il nostro vino, che esportiamo in
tutto il mondo e che tutto il mondo apprezza.
Le nostre colline cariche di grappoli sono uno degli spettacoli più belli
che il binomio “natura-lavoro dell'uomo” riesce ad offrire. Non vale forse
la pena difenderlo?
Meditate, gente, meditate. Se tutto questo andrà in porto, ci ritroveremo
probabilmente a brindare con un Chianti tedesco. E non sarà tanto bello...
Mario [marietto]
mario@biomototurismo.it
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