La fascia di colline della Val di
Nievole, che è chiusa a nord dalle Montagne Pistoiesi, a sud sfocia nelle
terre/non terre del Padule di Fucecchio, dedalo di corsi d’acqua, golene,
zone umide e alluvionabili.
Dalle nostre parti la vicinanza al Padule e del suo ambiente acquatico ha
da sempre condizionato la vita e le usanze delle popolazioni dei paesi
limitrofi alla grande zona palustre, a partire dalla conquista di terra
alle acque, processo antichissimo terminato solo nel secolo scorso, per
passare alle frequenti alluvioni, tentativo da parte della natura di
invertire in poche ore quello sviluppo millenario di bonifica che l’uomo
si è conquistato con secoli di fatiche.
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| Foto dal sito:
www.padule.org |

Non per ultimo ricordo quanto questo ambiente naturale
abbia influito sulla cucina locale, portando sulle nostre tavole la fauna
e l’ittica provenienti dalla caccia (tipica è la caccia all’anatra e al
germano sul barchino) e dalla pesca in questi luoghi. In questa occasione
vorrei raccontarvi come si è sempre catturata e cucinata l’anguilla, pesce
che abbonda sia nelle acque del padule che in quelle dei torrenti
limitrofi.
La pesca
Pesca alla mazzacchera
Tipica pesca praticata presso le zone lacustri e i fiumi
ricchi di anguille, specialmente in Toscana e nella valle del Comacchio.
Le poche attrezzature necessarie ne fanno una pesca accessibile a tutti, a
patto di conoscere le abitudini del pesce e i periodi ideali alla cattura.
Il momento migliore è maggio, quando le piogge primaverili intorbidiscono
e rendono limacciose le acque dei torrenti e dei fiumi. Si pesca
dall'imbrunire fino alle prime ore della mattina, momento in cui le
anguille preferiscono cibarsi. Le attrezzature sono costituite da: una
canna di bambù con una lenza di robusto spago scuro con un piombo legato
all'estremità , un ombrello rivestito di rete fine ed elastica, uno
sgabello in legno da infilare nella sabbia della riva del fiume e,
ovviamente, la mazzacchera. La mazzacchera viene così preparata: ci si
procurano dei lombrichi di terra e, con l'ausilio di un agone legato ad
uno spago, si infilano uno ad uno in modo da formare un cordone di di
circa un metro e mezzo.
Dopo di che si attorciglia il cordone a spirali in modo da
formare un gomitolo, che al momento della pesca viene ancorato
all'estremità della lenza, vicino al piombo, con l'ausilio di un
moschettone metallico o semplicemente con un nodo ben stretto ma facile da
sciogliere, nel caso in cui la vecchia mazzacchera vada sostituita con una
nuova durante la pesca.
Una volta scelto il luogo deputato alla pesca si pianta lo sgabello nel
terreno , vicino alla riva, si lega una canna al manico dell'ombrello e si
prepara la canna con la mazzacchera .
Una volta gettata la lenza nell'acqua del fiume si tiene il
filo in leggero tiro, in modo da sentire il momento in cui l'anguilla
“becca”, ovvero sta tentando di mangiare l'esca, questo perché non viene
usato nessun tipo di galleggiante e l'unico modo di capire quando è il
momento di recuperare la lenza è quello di stare ben attenti ad ogni
vibrazione.
Una volta che l'anguilla ha mangiato parzialmente la
mazzacchera si solleva semplicemente la canna estraendo il pesce
dall'acqua. Con
molta
attenzione si porta l'ombrello (con l'ausilio della prolunga di bambù)
sotto la preda che in breve si stacca da se mollando l'esca e ricadendo
dentro la rete dell'ombrello stesso. L'ombrello viene riposto per tre
quarti in acqua vicino al pescatore e la pesca riparte. In momenti buoni
si possono raggiungere catture considerevoli, anche decine di anguille per
sera, ma se i tempi non sono maturi si può tornare a casa con la rete
vuota, come è successo agli amici pescatori protagonisti della battuta di
pesca da me fotografata (
Peccato, già stavo assaporando la tenera carne bianca del pesce, magari
fritta o in umido, accompagnata da un buon vino, non mi resta che sperare
in una serata più fortunata!
Pesca con le nasse
Le
erbe palustri sono da sempre utilizzate dalle abili mani degli artigiani
(ormai ridotti a
pochissimi appassionati…) (1c) per realizzare cesti, intrecci impagliature
di bottiglie e sedie e per costruire le nasse da pesca (2c). Queste non
sono altro che cilindri di erbe intrecciate chiusi da un lato e aperti
dall’altro, con un apertura a forma di imbuto rivolto verso l’interno
della nassa. Si posizionano nei corsi d’acqua legandoli con uno spago
fissato a terra allo scopo di non farle trascinare via dalla corrente, il
pesce (nel nostro caso l’anguilla) che entra nella nassa è facilitato
dalla bocca larga dell’imbuto, ma una volta dentro non può più uscire
trovandosi a dover passare attraverso parte finale dell’imbuto. A questo
punto il gioco è fatto, si può recupera la nassa col suo prezioso
contenuto.
In cucina
Anguilla in umido
Le anguille vanno pulite e spellate e poi tagliate in
tronchetti di 5/10cm e sciacquate sotto acqua corrente. Nel frattempo
prepariamo in un tegame il soffritto con una cipolla, aglio, e prezzemolo
tritato. Appena rosolati gli odori si aggiungono i pomodori pelati, si
aggiunge pepe e sale e si fa andare la salsa per una decina di minuti.
Dopo di che si prendono i pezzi di anguilla precedentemente preparati e si
immergono nella salsa, dopo un paio di minuti si bagna con un bicchiere di
vino bianco. A questo punto la cottura deve procedere a fuoco lento per
circa mezz’ora stando attenti che la salsa non ritiri eccessivamente,
magari aggiungendo un po’ di acqua calda.
A fine cottura si aggiunge prezzemolo tritato.
Alcune varianti della ricetta prevedono l’aggiunta di rosmarino nel
soffritto iniziale e di impanare i tronchetti di anguilla nel pan
grattato.
Questo piatto non disdegna un vino rosso corposo, dei quali le terre
toscane abbondano.
Anguilla fritta
Per la frittura delle anguille è preferibile usare anguille di piccole
dimensioni, come nella ricetta precedente vanno spellate e successivamente
lavate bene con acqua e aceto, si tagliano in pezzi lunghi circa 5/6cm e
si infarinano con farina bianca, dopo di che vanno fritte in olio di
oliva. È importante, come per tutti i fritti, assicurarsi che l’olio sia
abbondante e ben caldo, inserendo nella padella uno o due pezzi per volta
aspettando un minuto prima di mettere i successivi due e così via, questo
per dare il tempo all’olio di riacquistare la temperatura ideale. Quando
prendono il giusto colore dorato poniamo i tronchetti su carta assorbente
(il top si sa, è quella gialla), li saliamo e li portiamo subito a tavola,
vanno mangiati subito! E’ consueto accompagnare le anguille fritte coi
ranocchi di padule fritti…ai più reticenti dico: provare per credere
Leonardo [Leofalco]
leonardo@biomototurismo.it
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