Esuli, con la probabile guida di Enea, dalla patria Troia sotto assedio Acheo e in procinto di cadere a fronte dello stratagemma di Ulisse approdarono sulle splendide coste Siciliane per poi decidere ivi di stabilirsi fondando la città di Segesta a breve distanza dal mare che li aveva tratti in salvo.

Pur lontani dalla ferocia della guerra che rase al suolo la mitica Ilio non sfuggirono al loro violento destino, la pace non durò per molto in terra di Trinacria, la vicinanza con Selinunte, città fondata da coloni Greci nello stesso periodo storico , costituì motivo di discordia ad iniziare dalle dispute sui confini in un crescendo di odio e rancore che poco anni dopo sarebbe sfociato in guerra aperta.

Nel 580 a.c. il primo scontro tra le due rivali si risolse con la vittoria di Segesta, ma la vittoria non fu definitiva, supportati dal Tiranno di Siracusa i Selinuntini provocarono più volte la reazione di Segesta che avvenne a fianco dell’esercito Ateniese nel 415 a.c. con l’assedio alla città di Siracusa poi miseramente fallito.

Questo evento storico rappresenta uno dei più importanti fatti della Guerra del Peloponneso, il conflitto che vide affrontarsi Atene e Sparta, la disfatta di Siracusa infatti segnò il declino inarrestabile della città di Atene presto preda delle mire espansionistiche della sua acerrima rivale, Sparta.

Dei 50.000 uomini inviati in terra di Sicilia solo 7.000 sopravissero al massacro.

 

Scrive  a tal proposito Tucidide, Generale e storico greco:

« Questo riuscì l'evento bellico più denso di conseguenze per i Greci, in tutto l'arco della guerra e, almeno secondo il mio giudizio, il più grandioso in assoluto tra i fatti della storia greca registrati dalla tradizione: quello che garantì il maggior trionfo alla potenza vincitrice e inflisse agli sconfitti la ferita più mortale. Disastrose disfatte, su tutti i fronti; tormenti di ogni sorte, acuiti allo spasimo. Fu insomma una distruzione radicale: è proprio questa la parola; e vi scomparve l'esercito, si dissolse la marina, e nulla si riuscì a salvare. E pochi della folla partita un giorno fecero ritorno a casa. Ecco, furono questi gli avvenimenti sul suolo della Sicilia. »

 

Alleatasi con Cartagine prima alleata di Selinunte, Segesta riuscì infine a distruggere l’acerrima nemica incapace di accorgersi per tempo dei mutati equilibri, la città rasa al suolo dopo che 16.000 cittadini furono uccisi e 5.000 fatti schiavi, fu ricostruita da Greci e Punici per poi essere definitivamente distrutta da Roma durante le guerre Puniche nel 250 a.c.

Segesta sopravvisse con difficoltà anche a questi eventi, prima duramente devastata dal tiranno di Siracusa a causa di tributi non pagati e poi sicura alleata del potente esercito Romano assiste alla definitiva cancellazione della cultura Selinuntina per poi proseguire il suo corso storico attraverso eventi più o meno drammatici che ne videro il definitivo declino nel v secolo ad opera dei Vandali.

Le note storiche contribuiscono in parte a creare la rilevante suggestione che avvolge durante la visita delle due antiche città contendenti secondo i violenti quanto normali parametri tipici dell'epoca , e' merito però in larga parte dei resti storici presenti e perfettamente conservati e della dislocazione sui piacevoli colli se il percorrere le polverose strade che accarezzano i templi  crea una forte emozione e suggerisce alla nostra immaginazione le gesta epiche se non drammatiche degli antichi abitanti di queste città.

Il silenzio e la solitudine che, nonostante la loro fama turistica, spesso avvolgono queste antiche mura sono compagne fondamentali per la visita tra le ardite colonne, e per ammirare gli sbuffi del mare spumeggiante silenzioso testimone del triste destino delle due rissose vicine.

Uno stimolo irresistibile, una ulteriore importante motivazione per visitare questo incredibile scrigno di meraviglie che si chiama Sicilia.

 


 

SEGESTA

 

Perfetto e misterioso il tempio di Segesta, splendido esempio di architettura Dorica, si erge imponente su di una collina circondata da una profonda vallata, la sua destinazione religiosa appare a tutt’oggi sconosciuta così come discordi sono i pareri autorevoli sulla sua presunta incompiutezza.

Il colonnato totalmente privo di scalanature e l’assenza di una cella interna fanno pensare ad un edifico mai terminato, probabilmente a causa della dominazione Cartaginese del 409 a.c.

La presenza di alcuni sistemi per la messa in opera delle strutture del tempio, come le bozze per il sollevamento delle colonne, permettono inoltre di osservare alcune tecniche costruttive tipiche dell’età classica.

Il mistero della sua destinazione e della sua presunta incompletezza restano ancora oggi a turbare i sonni degli storici che si dividono tra le varie supposizioni, certo è che la particolare suggestione indotta dall'apparire improvviso dell'intatto tempio isolato da qualsiasi altra costruzione colpisce anche chi è preparato alla sua visione, suggestione che la visita nel gioco di luce ed ombra delle colonne antiche si rafforza in modo predominante.

Il teatro tipicamente greco si trova a nord dell’Acropoli e si allieta con un panorama che dai monti Inici si stende fino al golfo di Castellammare, vista che sicuramente trova maggiore soddisfazione in giornate più terse di un pomeriggio di tipica calura estiva.

63 metri di diametro e venti gradinate scavate nella roccia, si raggiunge dal tempio, attraversando le rovine della antica città della quale purtroppo resta ben poco, mancanza che probabilmente e paradossalmente contribuisce ad accrescere la suggestione durante la visita del parco archeologico sul quale sembrano erigersi solitari Tempio e Teatro 

 

 


 

SELINUNTE

 

Nota agli archeologi fin dal 1500 inizia il suo ritorno alla luce dai primi anni del 1800 e completa il suo restauro con l'innalzamento di parte delle colonne cadute nel primo decennio del 1900.

Particolarmente estesa vi si riconoscono almeno 8 templi divisi tra la città principale e le zone limitrofe, oltre a tre necropoli, i templi indicati con le lettere dell'alfabeto mantengono il mistero sul nome della divinità alla quale furono consacrate , se si escludono il tempio di Hera (E) e quello di Zeus (G) edificati sulla collina orientale insieme al tempio F, probabilmente dedicato ad Atena.

Il tempio di Hera risulta uno dei migliori esempi di architettura Dorica in Sicilia, è stato in parte ricostruito a metà del secolo ventesimo grazie alla tecnica della anastilosi che prevede la ricostruzione pezzo per pezzo di edifici distrutti, la sua presenza "verticale" conferisce al luogo una suggestione particolare anche se la vera emozione forse riesce ad evocarla la grandezza decaduta del tempio di Zeus, uno dei più grandi dell' antichità, le cui enormi colonne giacciono a terra irrimediabilmente distrutte evocando la stessa conseguenza finale della caduta degli Dei.

Ma se non e' la perdita dell' Olimpo ad emozionare gli animi ben più realisticamente lo potrà la consapevolezza della caduta di una civiltà e della fine di un epoca che lascia il passo alla diversa consistenza militare e culturale Romana e che eredita gran parte del suo patrimonio proprio dalla Civiltà Greca .

Nella acropoli che si specchia nel mare Mediterraneo si riconoscono tracce di almeno 5 templi sovrastati dal tempio C, il più antico e probabilmente dedicato ad Apollo,  del quale si osserva la fila di 14 colonne e parte dell' architrave rialzate nel 1926 .

Nonostante gli scavi iniziati nel 1825 buona parte della città giace ancora sepolta sotto terra in attesa di ritornare finalmente  alla luce, nel 1993 viene fondato il parco archeologico che con i suoi 240 ettari diventa il più grande dell'area mediterranea.

 

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Gabriele [freevax]

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