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E' probabilmente uno dei popoli più
misteriosi ed affascinanti della nostra storia quello degli Etruschi,
stimolante mistero che già si infittisce nella ricerca
di quelle che presumibilmente sono le origini di questa razza dominante la
penisola ad iniziare dal VIII sec a.C.
Difficile il compito degli esperti
incapaci di stabilire con certezza se si tratti di una popolazione
autoctona oppure migrata dall'Asia minore, come alcune antiche fonti
Greche sembrano indicare, o arrivata addirittura dalla stessa Grecia,
certo è che questa popolazione fiorì nel territorio della Etruria che al
tempo si stendeva tra i fiumi Tevere e Arno fino a raggiungere il suo
apice circa nel 450 a.C.
Abili commercianti e provetti marinai
riuscirono ad espandersi oltre i loro territori verso la Pianura Padana a
nord e fino alla Campania a sud, commerciando in tutto il Mediterraneo in
aperto contrasto con l'egemonia Greca e Cartaginese; potenze che ben
presto, invidiose della supremazia Etrusca, iniziarono le operazioni
offensive necessarie a recuperare il controllo del mare e ad indebolire
l'apparato militare Etrusco.
Ad accelerare il declino di questa civiltà
sarà però una nuova potenza, inizialmente sotto il controllo degli
Etruschi, destinata a fondare uno dei più grandi imperi della storia umana:
Roma
La nascente potenzialità imperiale
liberatasi presto del giogo Etrusco ne conquistò lentamente i territori
inglobandone la cultura ad iniziare dal 396 a.C.
con la conquista di Veio in un processo che terminerà nel I sec a.C. , nel 90
a.C. sarà loro concessa la cittadinanza Romana.
Innumerevoli sono le testimonianze che
questa grande civiltà ha lasciato sul territorio dominato compreso tra
Toscana ed alto Lazio, a fronte dei celebri siti nei quali si concentra
maggiormente il turismo di interesse storico come Populonia, Vetulonia, o
Roselle esistono dei siti archeologici minori sparsi per la toscana, che,
pur non aspirando ad aggiungere nulla a quanto già visto e conosciuto, di
certo possono contribuire ad arricchire un viaggio non necessariamente
incentrato sulla osservazione delle testimonianze archeologiche.
Di conseguenza sono ben poche, soprattutto
nel centro Italia, le zone non interessate dalla attività artistica ed
architettonica di questo antico popolo, e il Chianti non sfugge a questa
regola; è per questo motivo che anche un viaggio principalmente incentrato
sulla enogastronomia e sulla componente paesaggistica, oltre che sulla
emozionante variabile di guida motociclistica che queste colline sanno
regalare, può consentire con poco sforzo di conoscere alcuni aspetti della
civiltà dominante le terre delle Etruria prima dell'avvento dell'impero
fondato da Romolo e Remo.
CASTELLINA IN CHIANTI
Il fulcro principale delle attività
Etrusche nella zona è sicuramente individuabile nella cittadina di
Castellina in Chianti che abitata da epoca, ovviamente, imprecisata verrà
abbandonata nel corso del I sec a.C. probabilmente a seguito di scorrerie
barbare che ne devastano l’abitato come dimostrano evidenti segni di
incendio sui resti murari.
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| Panoramica |
Questa località assunse, probabilmente con
il nome di Salingolpe, fondamentale
importanza per il traffico di merci tra le città di Vulci, Vetulonia e
Roselle e le città del Nord fino alla sua drammatica fine a fronte di
devastazioni e saccheggi da parte delle popolazioni barbare.
Tornerà visibile
nel medioevo, identificata con lo stesso nome Etrusco, prima possesso di Matilde di
Canossa e successivamente data in feudo ai Conti Guidi per poi venire
fortificata intorno al 1400, fortificazioni ancora ben visibili e
culminanti nella Rocca Comunale.
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| Le Mura |
Chiesa
SS Salvatore |
Rocca
Comunale |
Museo
Archeologico del Chianti Senese
Inaugurato
il 21aprile 2006 e situato nel centro storico di Castellina in Chianti e
più precisamente dentro la Rocca simbolo della cittadina, il Museo
archeologico del Chianti ospita non solo reperti provenienti dai scavi archeologici delle zone circostanti, ma anche quelli
ritrovati nei siti di Radda in Chianti , Castelnuovo Berardenga e Gaiole
in Chianti.
Oltre alla presentazione dei reperti il Museo si pone come
obbiettivo la salvaguardia degli stessi nonché la valorizzazione del
patrimonio Archeologico incrementandone la visibilità turistica, compito
questo di non facile attuazione data la straordinaria potenzialità
paesaggistica che riveste un interesse principale per il visitatore, e
storica incentrata su di un periodo, quello medievale, più vicino al
nostro presente.
Compito del Museo è anche quello di evidenziare anche il
contesto antropologico e la complessa interazione che lega uomo e
paesaggio fin da epoche remote come, per esempio, la produzione del famoso
vino che il mondo invidia e che già i nostri lontani progenitori sapevano
produrre.
I reperti individuati negli scavi della zona portano
addirittura a ipotizzare una produzione vinicola non destinata solo ad un uso personale ma
invece indirizzata ad una ben più ampia commercializzazione, come
evidenziano semi di vite ritrovati nell'insediamento di Poggio alla Croce
o parti di un torchio a pressione rintracciate nello stesso sito.
Il museo è articolato su due piani seguendo un preciso
ordine cronologico e territoriale, grazie alla presenza di totem
multimediali è possibile effettuare visite personalizzate complice la
elaborazione dei dati immessi dall'utente da parte di un particolare
software, al piano terra inoltre sono situati laboratori per la
riproduzione di oggetti e armi con le tecniche dell'epoca, processo
possibile grazie alla
presenza di archeologi, e spazi dedicati alla archeologia sperimentale per
un maggiore approfondimento dei temi grazie alla consultazione di manuali
e libri.
E’ nelle immediate vicinanze di questo
antico borgo, oggi importante centro turistico del Chianti, che si possono riconoscere alcune delle più importanti tracce di
civiltà Etrusca rintracciabili in zona.
IL TUMULO DI MONTECALVARIO
Appena
fuori il piccolo centro di Castellina sulla direttrice che conduce verso
Radda In Chianti si trova la prima rilevante testimonianza della civiltà
Etrusca e della loro organizzazione almeno per quanto riguarda il culto
dei morti.
Il Tumulo di Montecalvario si raggiunge
abbandonando per poche centinaia di metri la strada principale seguendo le
indicazioni poco visibili situate sulla sinistra, per chi proviene dal
centro cittadino, all’inizio del breve sterrato in salita che conduce al
tumulo.
Poco prima dell’ingresso principale si
trova sulla sinistra uno scosceso parcheggio non molto pratico per quanto
riguarda lo stazionamento delle due ruote, l’ingresso è gratuito e non
sorvegliato come del resto tutta l’area (purtroppo, ma logicamente), il
luogo è visitabile dalle ore 09.00 fino alle 19.00.
Ritrovato in epoca recente ma conosciuto,
e probabilmente saccheggiato, anche in tempi più antichi questo importante
tumulo, che deve il suo nome alla piccola cappella stazione finale della
via crucis che sul colle era stata edificata, presenta quattro tombe
ipogee disposte a croce perfettamente orientate secondo i punti cardinali
e dotate di camera principale (esclusa la tomba a nord), e celle laterali
(tranne la tomba ad est)
Costruite in filari di Alberese e lastre
aggettanti a copertura hanno restituito durante gli scavi del 1915
decorazioni bronzee relative ad un carro da guerra e una testa di leone a
fauci spalancate in pietra serena, reperti questi che hanno consentito di
datare il tumulo relativamente al VII sec a.C.
Nonostante la sua grande imponenza, oltre
50
metri di diametro, esso probabilmente non fu mai terminato
e quindi non utilizzato dalla ricca famiglia aristocratica che sui
commerci fiorenti per i quali Castellina costituiva un importante crocevia
aveva sicuramente costruito la propria fortuna.
La ferocia distruttiva tipica delle
periodo storico in esame soprattutto da parte dei popoli barbari del nord
che spesso effettuavano incursioni verso il ricco e civilizzato sud mise
fine ai sogni di crescita e di ricchezza della Castellina Etrusca.
ACROPOLI DI SALINGOLPE
Poco lontano da Castellina, percorrendo la
strada che conduce verso San Donato in Poggio e successivamente Firenze,
potremo osservare i resti ancora ben visibili della cinta muraria e di
un pozzo testimonianti la presenza della popolazione Etrusca in questa
località importante nodo di comunicazione tra il cuore del territorio
autoctono e le lontane province, conosciuta appunto con il nome di Salingolpe.
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| Salingolpe, i resti
dell'Acropoli |
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Il sito, evidentemente trascurato, riesce solo in parte nel
compito di scatenare quella fantasia in grado di riportarci indietro nel
tempo e di visualizzare il luogo nella sua straordinaria completezza.
SS222
Proseguiamo nel
nostro viaggio nel tempo sulle tracce degli antichi Etruschi puntando la
nostra ruota anteriore in direzione opposta percorrendo la SS 222 che dalla cittadina Chiantigiana conduce verso Siena, troveremo poco prima
della località di Fonterutoli le indicazioni necessarie al raggiungimento
di un altro importante sito archeologico della zona di Castellina in
Chianti, prima di imboccare la strada bianca che sulla nostra sinistra
conduce alla necropoli avremo sicuramente il modo di iniziare a capire
quanto questa zona sia in grado di offrire sia a livello paesaggistico che
per il piacere di guida.
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| Curve e natura
sulla SS222 |
Il bivio per la necropoli del
Poggino |
La 222 infatti è
una delle tante divertenti strade che ondeggiando sulle morbide curve dei
colli del Chianti ed è in grado di regalare al motociclista accorto
sensazioni impagabili; le sue curve di raggio appassionante, se affrontate
in costante pennellata senza deturparle con inutile rabbia, scatenano
emozioni infinite grazie anche ad una cornice paesaggistica unica che dal verde dei filari
delle viti e dai boschi di fitti cipressi si allunga oltre le torri
merlate della vicina Siena.
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| Panoramica su Fonterutoli |
Profili senesi |
Orizzonti infiniti |
Un infinito
orizzonte che nei giorni più tersi nemmeno la cima del Monte Amiata è in
grado di limitare o che accarezza le mura intatte di Monteriggioni
perdendosi verso gli sbuffi delle ciminiere della lontana Valle del
Diavolo.
Paesaggi che,
paradossalmente, sono le stagioni notoriamente meno indicate al turismo in
grado di rendere maggiormente suggestivi, altrimenti persi nella afosa
foschia estiva.
LA NECROPOLI DEL POGGINO
Percorrendo per pochi chilometri la facile strada
bianca raggiungiamo, grazie alle indicazioni poste sulla via, la
necropoli nascosta alla vista dall'ombra di imponenti cipressi.
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| Lo sterrato
che conduce alla Necropoli |
Delle cinque tombe
rintracciate nel sito posto sulla sommità collinare solo quattro sono
perfettamente visibili grazie anche al facile sentiero che le collega
serpeggiando tra i fusti degli alberi.
La prima tomba che
incontriamo sul nostro percorso presenta il corridoio di accesso
provvisto di soglie un tempo chiuso da una lastra di pietra, delle tre
camere che la componevano solo quella centrale è ancora visibile con al
centro il pilastro di sostegno della copertura ricollocato nella
posizione originale dagli archeologi dopo la scoperta della necropoli.
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| La prima delle
quattro tombe |
Nella tomba sono stati ritrovati vari resti tra i quali
spiccano due anfore in ceramica rappresentanti scene di banchetti.
La tomba successiva è la più piccola della necropoli,
meno complessa delle altre è composta da una sola camera senza dromos di
accesso.
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| Il percorso
tra i cipressi |
La più piccola tomba
della necropoli |
La terza tomba è la più imponente oltre a risultare la
più antica del complesso funerario, certamente di proprietà di
personaggi di alto rango consente una più soddisfacente osservazione
della sua costituzione e una eventuale ricostruzione fantasiosa
dell'aspetto originale.
Il lungo dromos introduce, attraverso la soglia ancora al
suo posto, ad un interno composto da tre camere e da un quarto spazio
posteriore, tra i reperti qui ritrovati si evidenzia un Urna Cineraria
parte di quel corredo funebre che ha consentito di collocare la tomba in
un contesto temporale risalente al VII sec a.C.
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| L'ingresso della terza
tomba |
L'interno |
Poco più grande della seconda la quarta
tomba conclude il nostro viaggio tra le vestigia legate al culto dei
morti di questa
antica civiltà, proseguendo oltre possiamo ritornare verso il punto di
partenza grazie alla strada che parallela al percorso archeologico
pedonale unisce un agriturismo al resto del mondo.
La collina consente dal suo
culmine di ammirare la parte delle colline del Chianti che
volge ad est alla quale i monti del Pratomagno, propaggine
appenninica che divide il Valdarno dal Casentino, fanno da degno
sfondo; sul versante opposto è invece Siena a profilare
suggestivamente l'orizzonte.
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| I Monti del
Pratomagno |
Panorami merlati |
Le tracce presenti sul territorio del
più famoso dei vini rossi lasciate dalla popolazione Etrusca non si
esauriscono con i siti sopra descritti e non solo con reperti ed
architetture riconducibili ad un esclusivo contesto funerario
SS429
Torniamo quindi sui nostri passi e lasciamo
definitivamente alle nostra spalle Castellina per
dirigerci verso l'altra importante località Chiantigiana un tempo sede
della lega del Chianti ed oggi riconosciuta capitale delle terre del Gallo
Nero: Radda in Chianti.
Compito, quello del
congiungimento delle due cittadine, demandato alla SS 429 che non
tradisce le aspettative e regala nuove importanti sensazioni, la strada
asfaltata infatti serpeggia sinuosa attraverso i colli chiantigiani
scortata da un panorama eccezionale ponendo l'annosa motociclistica
questione su quale tipo di concentrazione sia preferibile tra quella
dedicata alla guida e quella destinata alla ammirazione del paesaggio.
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| Curve della SS429 |
Panorami Chiantigiani |
AREA ARCHEOLOGICA POGGIO
ALLA CROCE
Poco prima del inizio del borgo di Radda, e più precisamente una curva
prima dell'ingresso dell'Hotel Radda, sulla nostra sinistra prende il via
una strada sterrata che, costeggiando una vigna, sale verso la cima della
collina sovrastante, in circa 10 minuti di facile salita seguendo il
profilo della croce che ben presto si lascia osservare, si arriva su
quella vetta di 630 metri dove si trova lo scavo archeologico di Poggio
alla Croce.
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Risalita dalla SS429 |
Il
sentiero |
La
vetta del Poggio alla Croce |
Le attività di scavo in questa zona sono iniziate
recentemente, è dal 1985 infatti che la zona è oggetto di attività
archeologica effettuata mediante campagne annuali di 30 giorni che dal
1995 vengono effettuate nel mese di ottobre nell'ambito della
manifestazione
"Mese per
l'Archeologia del Chianti"
I reperti ritrovati nel sito insieme alle tracce di
architettura stratificata permettono di far risalire fino a circa 4000
anni fa la prima presenza documentata di gruppi di persone nel periodo
legato all'età del rame, per poi risalire a 3000 anni fa con
testimonianze legate probabilmente a quella civiltà Villanoviana
precedente a quella Etrusca nella quale, alcune teorie lo ammettono,
essa trovi evoluzione.
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| Archeologia
sperimentale |
Suggestioni |
Il successivo e fortificato insediamento Etrusco che
occupava l'intera cima della collina e del quale sono ben visibili
tracce di abitazioni e muri perimetrali resta indicativamente attivo dal
IV sec a.C. al III sec a.C. quando sarà improvvisamente abbandonato,
presumibilmente a causa delle incursioni barbare che a più riprese
interssano la zona.
Nel sito è presente anche una interessante attività di
archeologia sperimentale che cerca di ricreare le ambientazioni tipiche
relative all'epoca di utilizzo del sito per una migliore comprensione
delle importanti testimonianze qui ritrovate e della civiltà Etrusca
stessa.
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| Radda in Chianti |
Panorami |
Terminata la visita torniamo sui nostri passi verso la base della collina
non senza ammirare il panorama che prende il suo via ai nostri piedi per
poi stagliarsi all'orizzonte coi i crinali dei colli chiazzati di vigne e
boschi attentamente sorvegliati da borghi fortificati e torri merlate.
Il nostro viaggio prosegue superando Radda in Chianti e seguendo le
indicazioni che ci indirizzano verso Montevarchi e l'incrocio con la SS408
nei pressi di Badia a Coltibuono, con ancora la mente impegnata nella
elaborazione fantasiosa di quanto fin ora osservato nella infantile quanto
irreale convinzione di poter vedere allontanarsi nei fitti boschi
intimorito dal nostro improvviso apparire un fiero guerriero Etrusco, ci
godiamo assorti la "solita" serie di divertenti curve assolutamente in
grado di ottenere il meglio dal mezzo che cavalchiamo e dalle nostre
capacità di interpretazione del tracciato, sicuramente da accarezzare e
non da assalire.
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| Panorami |
Da Radda a Badia a
Coltibuono |
CETAMURA
Il
sito che conclude questa cavalcata in sella al determinato Dio del Tempo
impegnati nella ricerca di suggestioni atipiche in un territorio in grado
di regalarne di molteplici in altri ambiti, è forse quello più misterioso
e contemporaneamente importante della zona grazie anche e sopratutto alla
difficoltà di rintracciare gli scavi nascosti tra l'intreccio dei boschi
che si estendono nella proprietà della Badia di Coltibuono.
L'insediamento di Cetamura scoperto nel 1964 da un Archeologo Valdarnese,
Alvaro Tracchi, è stato successivamente riportato alla luce grazie
all'opera di scavo iniziata nel 1973 e sostenuta dalla Florida State
University per un periodo di circa 25 anni sotto la guida della Dott.ssa Nancy Thomson de Grummond.
Questo sito conserva nei suoi reperti un esteso arco storico che conosce
il suo inizio nel periodo Etrusco intorno al V IV sec a.C. (ma presenta
tracce anche di insediamento risalente al paleolitico) per attraversare
l'epoca Romana e terminare nel periodo medievale, momento nel quale
Cetamura scompare per riapparire nel 1964.
Da rilevare il ritrovamento di un reperto riportante la parola CLUTNI il
cui significato si può riassumere in "Chiantigiano" e che dimostrerebbe
finalmente alcune teorie, ad oggi basate su scarsi fondamenti, che
riconoscono nella lingua Etrusca l'origine del nome Chianti indicante "La
zona delle Colline" .
Il nostro viaggio attraverso il Chianti degli Etruschi si conclude con un
mistero, nonostante tutto l'impegno non sono, ad oggi, riuscito a trovare
gli scavi di Cetamura, le cui informazioni anche sul web sono
(volutamente??) scarse e poco dettagliate, ma non demordo, troverò prima o
poi l'ultima città del popolo Etrusco in territorio Chiantigiano.
Il viaggio invece sui colli del Gallo Nero non termina affatto, davanti a
noi la ss 408 ondeggia invitante, freccia a destra, un click del cambio e
via in direzione di Gaiole in Chianti e la strada dei Castelli del
Chianti, immaginando dietro di noi nascosto tra i rami degli intricati
alberi un antico Clutni che ci osserva fiero e sorridente ammirare le
"sue" colline.
Gabriele [freevax]
gabriele@biomototurismo.it |